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| Intervista di Medail Cesare ad uno straordinario maestro |
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| ESCLUSIVA Intervista allo "scrittore invisibile" che rifiuta
foto e registratori. |
| Da decenni lontano dai mass media, ora esce dall'ombra
CARLOS CASTANEDA |
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Uno stregone vi salverà ; Divenne autore
di culto negli anni '60 con la sua iniziazione tra gli sciamani
"Mi diedero mescalina per sbloccarmi"
Mentre arriva in Italia il
suo ultimo libro sull'antica magia del Messico, ha accettato di
incontrarci a LOS ANGELES. |
Che fine ha
fatto Castaneda ? Perche' e' sparito? E' prigioniero ?
Si e' suicidato ? E' morto vent'anni fa su un pullman
messicano ? Sono veramente suoi gli ultimi libri? |
| Queste e
altre fantasie sono fiorite attorno all'antropologo di origine
peruviana divenuto scrittore di culto attorno al '68, dopo aver
raccontato i propri anni di full immersion nella stregoneria
messicana; un mistero alimentato dalla sua effettiva sparizione
dalla pubblica scena, oltre che dall'assenza di foto (salvo una
che lo ritrae studente) e di registrazioni audio - video.
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Pochi giorni
fa, però, Carlos Castaneda, 72 anni, si e' materializzato sulla
porta di un ristorantino francese, il "Moustache Cafe" di
Westwood
(Los Angeles), il volto seminascosto da un berretto
nero ben calcato in fronte.
Dopo un mese di fax e telefonate con i suoi agenti, rinvii e un
contrordine dell'ultima ora, Castaneda era li per concedere una
delle rarissime interviste della sua vita al riparo dei mass
media, la prima dopo decenni a un giornale europeo. |
Non alto,
asciutto, carnagione bruna, capelli grigi, lisci un po'
arruffati, pupille scure in moto perpetuo, volto capace di
modulare le espressioni
piu' varie come i comici del muto.
Stiamo a tavola quattro ore, lui quasi non mangia ma si produce
in un crescendo di umorismo e filosofia, parole di saggezza e
scherzi con le due compagne, Talia Bey, presidente di Cleargreen,
la società che cura le iniziative che lo riguardano, e Florinda
Donner, una delle tre antropologhe (con Taysha Abelar e Carol
Tiggs) che gli furono accanto nelle esperienze, splendide e
terribili, vissute tra i brujos, gli sciamani del Messico.
Mentre cercava una via di fuga dall'America opulenta, la cultura
alternativa uscita dalle ceneri della protesta Anni '60 fu
stregata dai suoi racconti.
Nel '73, "Time" gli dedico' la copertina; non solo, ma Castaneda
divenne materia di studio nella più diffusa collana di domande e
risposte per esami universitari, i manuali Cliff Notes.
La gloria durò fino alla meta' degli Anni '70, quando scattò una
campagna di denigrazione accademica a colpi di saggi dove il suo
nome era inesorabilmente accompagnato dal termine hoax,
truffatore.
In quell'occasione, Octavio Paz gli manifestò parole affettuose
e devote; ed Elemire Zolla gli dedico numerose pagine del
saggio Letterati e lo sciamano, ricordando che nel codice di
origine tolteca conservato a Liverpool si ritrova "la figura che
Carlos compone con le streghe" in una delle sue "uscite dal
mondo" tra visioni estatiche, voli sull'abisso, sfide con altri
stregoni, fiere ed esseri da incubo.
Ma che cosa avevano di eversivo quei libri venduti a milioni di
copie ?
Trasmettevano un sapere che sgretolava la compattezza del mondo
empirico: uno stregone messicano, l'indiano yaqui don Juan Matus,
incontrato nel '60 alla fermata d'autobus di Nogales (Arizona)
divenuta poi un mito letterario, gli imparti un tirocinio di
tredici anni prima usando
la droga, poi semplici gesti come un
colpo sulla spalla per fargli sperimentare quei livelli di
realtà che presto divennero un miraggio per chiunque in America
coltivasse gli "stati alternativi di coscienza".
L'anatema accademico non fermò la sequela dei libri, ma di lui
si persero le tracce.
"Non sono affatto sparito", protesta Castaneda. "Solo che per
molti anni non c'era modo di contattarmi, dato che ero a
coltivare giardini sulle montagne del Guatemala, una terra dalle
tradizioni vicine ai brujos messicani.
Ogni tanto mi spostavo per conferenze e seminari in America
Latina o in California, ma i mass media non ci badavano".
Che si sia ritirato in Guatemala solo per fare giardinaggio ci
pare poco credibile e ci soccorre l'incipit del Fuoco del
profondo (1984):
"Negli ultimi quindici anni, ho scritto lunghi
e minuziosi resoconti del mio apprendistato con lo stregone
indio don Juan.
Poiché le pratiche e i concetti che esigeva io capissi e
interiorizzassi erano piuttosto inconsueti...".
Più probabile dunque che Castaneda e le sue compagne si fossero
ritirati a trascrivere, a "interiorizzare" quella materia
incandescente per trasmetterne poi un distillato al pubblico,
come oggi avviene con "i movimenti magici degli sciamani
dell'antico Messico" sottotitolo di Tensegrita'
(il libro appena
uscito in Italia da Rizzoli), termine che definisce una
proprietà delle strutture murarie, di essere tese ed elastiche
ad un tempo. Perche' ha deciso di divulgare soltanto ora,
attraverso seminari, internet, videotapes quei "passi magici"
che gli stregoni riservavano a pochi?
E' una resa ai mass media? "I brujos non sapevano come
maneggiare l'enormità di conoscenze ereditate nei secoli; e
facevano tutto in segreto.
Noi invece abbiamo ritenuto, dopo anni di riflessione, che fosse
più ragionevole comunicarle: anche perché, se non lo trasmetti,
questo sapere ti soffoca.
I più se ne accorgono solo ora, ma e' dal 1984 che divulghiamo i
"passi magici" a piccoli gruppi e gratis: poi, quando Talia Bey
decise di far pagare
i corsi, la gente ci prese sul serio e ora
viene numerosa", ridacchia Carlos verso la sua manager che
"accusa" di venalità.
Questi esercizi fisici, però, ricordano la miriade di tecniche
semiginniche per l'armonia interiore esplose con la New Age:
dove sta la differenza? "Nell'Intento dei brujos che li
crearono".
Castaneda ora scandisce ogni parola: "L'Intento, lo scopo
ultimo, e' la libertà che si raggiunge tramite la consapevolezza
dell'essere: non e' solo questione di benessere psicofisico.
Per i brujos, noi siamo come una città assediata da un Predatore
molto speciale che fa parte dell'universo: e' una forza
invisibile che loro riescono a vedere fisicamente, mentre divora
la nostra energia.
Il Predatore ci toglie la consapevolezza di essere tutt'uno col
fluire dell'universo: e ci lascia tutti in balia dell'Ego,
prigionieri dell'egomania e per questo infelici.
Ridistribuendo l'energia bloccata con i giusti movimenti, i
"passi magici" possono fermare il Predatore, favorendo la
crescita della consapevolezza
e l'espandersi della percezione.
E' a questo punto che i praticanti potranno accedere a mondi
inimmaginabili".
Ma i mondi che ha descritto sono reali o si tratta di finzione
letteraria, magari prodotta dal subconscio stimolato dalle
pratiche dei brujos e dalle droghe? "Alla scuola degli stregoni
ho avuto percezione di mondi concreti e pericolosi, talmente
concreti che ti attraggono e talora non ti fanno uscire
(nell'Arte di sognare e' descritto il salvataggio in extremis di
Castaneda in catalessi ma rimasto prigioniero nell'altrove,
n.d.r.).
Sono certo che non sono prodotti dalla psiche perché, in tali
esperienze, le situazioni si possono fissare, ripetere in modo
sempre identico: al contrario, le visioni indotte dal
subcosciente sono cangianti, mutano di continuo.
In quanto alle droghe, don Juan me ne ha propinate molte, e
fortissime. Per questo ho lo stomaco ridotto così male: prendo
un goccio di caffè, che già mi sento in colpa ! Allora ero
prigioniero del buon senso, quadrato, testardo perche mi avevano
educato persone vecchie di mente, piene di pregiudizi, paurose
del nuovo.
Le droghe di don Juan hanno scardinato quel mondo: per entrare
nel suo bisogna essere fluidi, senza idee precostituite e
soprattutto senza paura dell'ignoto. Poi non ce n'e' stato più
bisogno di mescalito ".
Dunque, esistono anche vie naturali per uscire dal quotidiano.
Il sogno e' tra queste? "Si, lo stato di sogno e' una porta per
entrare e uscire da altre realtà, ma prima bisogna capire di che
si tratta.
Provate a trattenere l'attenzione su un particolare del sogno,
per esempio sulle mani: se il sogno e' normale non ce la farete:
se riuscite invece a mantenere l'attenzione sull'oggetto, allora
si tratta di una visione. Non vi sono tecniche per produrla.
Sognare mondi non creati dal subcosciente e' un regalo
dell'universo elargito a tutti, prima o poi, nella vita; e
l'arte di sognare consiste proprio nell'imparare a distinguere
il sogno psicologico dalla visione.
Per chi sa afferrarla e' come se si aprisse un portoncino nel
grande portone che ci chiude nel quotidiano".
Ma qual e' il fine della stregoneria messicana, per esempio
rispetto alla morte?
Prendiamo il caso di don Juan, che "scompare" nel '73: e' morto
ed e' stato cremato come qualcuno ha scritto, oppure e' andata
diversamente? "
Per gli sciamani del Messico, alla fine della vita, l'uomo non
ha nulla da perdere o da guadagnare: può solo aspirare a
continuare la lotta per la consapevolezza in altri livelli di
realtà; L'universo permette allo stregone di trasformarsi
totalmente in coscienza dell'essere: così,
il corpo fisico di
trasforma in energia.
E nella nuova forma lo attendono nuove sfide".
Altro che cremazione, ridono Carlos e le compagne, quasi stupiti
che io creda più ai giornali che ai brujos: il corpo fisico di
don Juan e' bruciato dall'interno ed e' svanito come un soffio
d'aria.
"Ma non c'e' nulla di spirituale", avverte Castaneda: "E' una
filosofia pragmatica, fondata su una dura disciplina che
permette di sperimentare nuove realtà altrettanto fisiche di
quella che viviamo ogni giorno".
Al tavolo del "Moustache Cafe" Castaneda si arresta solo per
celiare con le compagne: "Florinda e Talia si che possono
fare quanto sesso vogliono, tanto sono piene d'energia.
Sono state concepite con passione; non come me, concepito alla
maniera dei mariti che, reduci dal lavoro, scopano la moglie
dicendole di non svegliarsi.
Chi nasce così, di energia ne ha poca: per questo don Juan mi
diceva di evitare il sesso".
L'erede dello sciamano e' così di buon umore che vien voglia di
fotografarlo.
"Eh no", scattare, "le foto e i nastri della voce intrappolano
l'io nel tempo, fissano la storia personale che lo stregone ci
mette una vita a cancellare" Le foto sul tavolino sono
un'esaltazione dell'Ego". Come sciogliere un inno alla nostra
prigione.
Il suo incontro con Fellini. Per un film mancato Appena seduti
al "Moustache Cafe", Castaneda parla di Fellini. "
Federico, grande, intelligente, sensibile uomo. Peccato sia
morto così giovane, ma mangiava troppo e comprimeva la sua
energia.
Quella volta a Roma, nel 1984, mi portò in un ristorante dove
servivano dodici portate.
C'era anche Marcello (Mastroianni): loro mangiarono tutto, io mi
spaventai".
Castaneda racconta che Fellini voleva fare un film ispirato al
mondo di don Juan: "Era affascinato dall'universo dei brujos
perche' era un visionario.
Voleva anche provare per una volta il
peyote, ma gli dissi che non era consigliabile: con quel che
mangiava, sarebbe stato un disastro".
Il film non si fece: Fellini dirà che le visioni di Castaneda lo
attiravano e insieme lo turbavano.
Ne fece un racconto, uscito a puntate sul "Corriere" nell'86.
Nel conversare anglo - ispanico Castaneda infila qualche parola
d'italiano e viene fuori un particolare biografico del tutto
inedito: "Quando ero giovane, trascorsi un periodo a Milano per
studiare arte a Brera: era direttore lo scultore Marino Marini.
L'aveva voluto mio nonno materno, siciliano, scultore
autodidatta e donnaiolo impenitente. Diceva sempre: la bella
Italia, porca miseria...". |
La biografia e le opere Castaneda nasce
in Peru' nella citta' inca di Andean di Cajamarca nel 1925.
Il padre Cesar era orologiaio - orefice. Nel '48 la famiglia si
trasferisce a Lima dove si diploma al Colegio National de
Guadalupe.
Nel 1951 emigra a Los Angeles dove si laurea in antropologia
all'UCLA.
Nel '68 ottiene il Pdh (dottorato di ricerca): la sua tesi,
pubblicata dall'Università, s'intitola "A scuola dallo stregone"
e sarà il primo besteller sulla sua esperienza con don Juan
Matus, iniziata nel '60 e durata fino al 1973.
Ora vive tra Los Angeles e l'America Latina.
Le sue opere, tutte
pubblicate da Rizzoli, tranne le prime due, uscite da
Astrolabio: "A scuola dallo stregone" 1970; "Una realtà
separata" 1972; "Viaggio a Ixtlan" 1975; "L'isola del Tonal"
1978; "Il secondo anello del potere" 1980; "Il dono dell'aquila"
1983; "Il fuoco del profondo" 1983; "Il potere del silenzio"
1988; "L'arte di sognare" 1993. "Tensegrita" e' uscito da pochi
giorni, sempre da Rizzoli.
Le tre videocassette "Tensegrity" sono edite in Italia da "Il
Punto d'Incontro" (via Zamenhoff 441, Vicenza) con un opuscolo
della traduzione italiana. |
| Medail Cesare |
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Pagina 31
(21 novembre 1997) - Corriere della Sera |
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