 |
| "Sviluppo spirituale e disturbi neuropsichici" di Roberto Assagioli
( 1933 ) |
| Tratto da: Lo sviluppo Transpersonale ed.Astrolabio |
| |
Lo sviluppo spirituale dell'uomo è un'avventura lunga e ardua,
un viaggio attraverso strani paesi, pieni di meraviglie, ma
anche di difficoltà e di pericoli. Esso implica una radicale
purificazione e trasmutazione, il risveglio di una serie di
facoltà prima inattive, l'elevazione della coscienza a livelli
prima non toccati, il suo espandersi lungo una nuova dimensione
interna.
Non dobbiamo meravigliarci perciò che un cambiamento così grande
si svolga attraverso vari stadi critici, non di rado
accompagnati da disturbi neuropsichici e anche fisici
(psicosomatici).
Questi disturbi, mentre possono apparire all'osservazione
clinica ordinaria uguali a quelli prodotti da altre cause, in
realtà hanno significato e valore del tutto diverso e devono
venir curati in modo ben differente.
Attualmente poi i disturbi prodotti da cause spirituali vanno
divenendo sempre più frequenti, poiché il numero di persone che,
consciamente o inconsciamente, sono assillate da esigenze
spirituali va divenendo sempre maggiore.
Inoltre, a causa della maggiore complessità dell'uomo moderno e
particolarmente degli ostacoli creati dalla sua mente critica,
lo sviluppo spirituale è divenuto un processo interiore più
difficile e complicato.
Per questa ragione è opportuno dare uno sguardo generale ai
disturbi nervosi e psichici che insorgono nei vari stadi dello
sviluppo spirituale, e offrire qualche indicazione riguardo ai
modi più adatti ed efficaci per curarli. |
Nel processo di realizzazione spirituale si possono osservare 5
stadi critici:
I. Le crisi che precedono il risveglio spirituale;
II. Le crisi prodotte dal risveglio spirituale;
III. Le reazioni che seguono al risveglio spirituale;
IV. Le fasi del processo di trasmutazione;
V. La "notte oscura dell'anima". |
| |
| I. Crisi che precedono lo sviluppo spirituale |
Per ben comprendere il significato delle singolari esperienze
interiori che sogliono precedere il risveglio dell'anima,
occorre ricordare alcune caratteristiche psicologiche dell'uomo
ordinario.
Questi, più che vivere, si può dire che si lasci vivere.
Egli prende la vita come viene; non si pone il problema del suo
significato, del suo valore, dei suoi fini.
Se è volgare, si
occupa solo di appagare i propri desideri personali: di
procurarsi i vari godimenti dei sensi, di diventare ricco, di
soddisfare la propria ambizione. Se è d'animo più elevato,
subordina le proprie soddisfazioni personali all'adempimento dei
doveri familiari e civili che gli sono stati inculcati, senza
preoccuparsi di sapere su quali basi si fondino quei doveri,
quale sia la loro vera gerarchia, ecc. Egli può anche
dichiararsi 'religioso' e credere in Dio, ma la sua religione è
esteriore e convenzionale, ed egli si sente 'a posto' quando ha
obbedito alle prescrizioni formali della sua chiesa e
partecipato ai vari riti.
|
Insomma l'uomo comune crede implicitamente alla realtà assoluta
della vita ordinaria ed è attaccato tenacemente ai beni terreni,
ai quali attribuisce un valore positivo; egli considera così, in
pratica, la vita ordinaria fine a se stessa, e anche se crede a
un paradiso futuro, tale sua credenza è del tutto teorica e
accademica, come appare dal fatto, spesso confessato con comica
ingenuità, che desidera di andarci... il più tardi possibile.
Ma può avvenire - e in realtà avviene in alcuni casi - che
quest' "uomo ordinario" venga sorpreso e turbato da un
improvviso mutamento nella sua vita interiore.
Talvolta in seguito a una serie di delusioni; non di rado dopo
una forte scossa morale, come la perdita di una persona cara; ma
talvolta senza alcuna causa apparente, in mezzo al pieno
benessere e favore della fortuna (come avvenne a Tolstoj )
insorge una vaga inquietudine, un senso di insoddisfazione, di
mancanza; ma non la mancanza di qualcosa di concreto, bensì di
alcunché di vago, di sfuggente, che egli non sa definire.
A poco a poco si aggiunge un senso di irrealtà, di vanità della
vita ordinaria: tutti gli interessi personali, che prima tanto
occupavano e
preoccupavano, si 'scoloriscono', per così dire, perdendo la
loro importanza e il loro valore.
Nuovi problemi si affacciano;
la persona comincia a chiedersi il senso della vita, il perché
di tante cose che prima accettava naturalmente: il perché della
sofferenza propria e altrui; la giustificazione di tante
disparità di fortuna; l'origine dell'esistenza umana; il suo
fine.
Qui cominciano le incomprensioni e gli errori: molti, non
comprendendo il significato di questi nuovi stati d'animo, li
considerano ubbie, fantasie anormali; soffrendone (poiché sono
molto penosi), li combattono in ogni modo; temendo di 'perdere
la testa', si sforzano di riattaccarsi alla realtà ordinaria che
minaccia di sfuggir loro; anzi talvolta, per reazione, vi si
gettano con maggior foga, perdutamente, cercando nuove
occupazioni, nuovi stimoli, nuove sensazioni.
Con questi ed
altri mezzi essi riescono talora a soffocare l'inquietudine, ma
non possono quasi mai distruggerla completamente: essa continua
a covare nel profondo dei loro essere, a minare le basi della
loro esistenza ordinaria e può, anche dopo anni, prorompere di
nuovo più intensa. Lo stato di agitazione diventa sempre più
penoso, il vuoto interiore più intollerabile; la persona si
sente annientata: tutto ciò che formava la sua vita le sembra un
sogno, sparisce come una larva, mentre la nuova luce non è
ancora sorta; anzi generalmente la persona ne ignora perfino
l'esistenza o non crede alla possibilità di ottenerla.
Spesso a questo tormento generale si aggiunge una crisi morale
più definita; la coscienza etica si risveglia e si acuisce, la
persona è assalita da un grave senso di colpa, di rimorso per il
male commesso, si giudica severamente ed è colta da un profondo
scoraggiamento.
A questo punto sogliono presentarsi quasi sempre idee e impulsi
di suicidio.
Alla persona sembra che l'annientamento fisico sia
la sola logica conseguenza del crollo e dei dissolvimento
interiore.
Dobbiamo far notare che questo è solo uno schema generico di
tali esperienze e del loro svolgimento.
In realtà vi sono
numerose differenze individuali: alcuni non giungono allo stadio
più acuto; altri vi arrivano quasi a un tratto, senza il
graduale passaggio accennato; in alcuni prevalgono la ricerca e
i dubbi filosofici; in altri la crisi morale è in prima linea.
Queste manifestazioni della crisi spirituale sono simili ad
alcuni dei sintomi delle malattie dette nevrastenia e
psicastenia.
Uno dei caratteri di questa è appunto la 'perdita
della funzione del reale', come la chiama Pierre Janet, e un
altro è la 'spersonalizzazione'.
La somiglianza è accresciuta
dal fatto che il travaglio della crisi produce spesso anche dei
sintomi fisici, quali esaurimento, tensione nervosa,
depressione, insonnia, e svariati disturbi digestivi,
circolatori, ecc.
|
| |
| II. Crisi prodotte dal risveglio spirituale.
|
L'aprirsi della comunicazione fra la personalità e l'anima, i
fiotti di luce, di gioia e di energia che l'accompagnano,
producono spesso una mirabile liberazione. 1 conflitti interni,
le sofferenze e i disturbi nervosi e fisici spariscono, spesso
con una rapidità sorprendente, confermando così che quei
disturbi non erano dovuti a cause materiali, ma erano la diretta
conseguenza del travaglio psico-spirituale. In questi casi il
risveglio spirituale costituisce una vera e propria cura.
Ma il risveglio non si svolge sempre in modo così semplice ed
armonico, bensì può essere a sua volta causa di complicazioni,
disturbi e squilibri. Questo avviene in coloro la cui mente non
è ben salda, o nei quali le emozioni sono esuberanti e non
dominate, oppure il sistema nervoso troppo sensibile e delicato,
o ancora quando l'afflusso di energia spirituale è travolgente
per la sua subitaneità e violenza.
Quando la mente è troppo debole e impreparata a sopportare la
luce spirituale, oppure quando vi è tendenza alla presunzione e
all'egocentrismo, l'evento interiore può venire male
interpretato. Avviene, per così dire, una 'confusione di piani':
la distinzione fra assoluto e relativo, fra spirito e
personalità non è riconosciuta, e allora la forza spirituale può
produrre un'esaltazione, una 'gonfiatura' dell'io personale.
Alcuni anni or sono ho avuto occasione di osservare al manicomio
di Ancona un caso tipico di questo genere.
Uno dei ricoverati,
un simpatico vecchietto, affermava tranquillamente ma
ostinatamente... di essere Dio.
Intorno a questa sua convinzione
egli aveva fabbricato una serie delle più fantastiche idee
deliranti; di schiere celesti ai suoi comandi, di grandi cose da
lui compiute, ecc.
Ma, a parte questo, egli era la persona più
buona, gentile e premurosa che si possa immaginare, sempre
pronta a render servizi ai medici e ai malati. La sua mente era
così chiara e attenta e i suoi atti così accurati, che era stato
fatto assistente del farmacista, il quale gli affidava le chiavi
della farmacia e la preparazione di medicine.
Questo non diede
mai luogo ad alcun inconveniente, all'infuori della sparizione
di un po' di zucchero che egli sottraeva per far con esso cosa
gradita ad alcuni dei ricoverati.
Dal punto di vista medico ordinario il nostro malato verrebbe
considerato come un semplice caso di delirio di grandezza, una
forma paranoide; ma in realtà queste non sono che etichette
puramente descrittive o di classificazione clinica, e la
psichiatria ordinaria nulla sa dirci di certo sulla vera natura
e sulle cause di questi disturbi.
Mi sembra quindi sia lecito
ricercare se non vi possa essere un'interpretazione psicologica
più profonda delle idee di quel malato. E' noto come la
percezione interiore della realtà dello Spirito e della sua
intima compenetrazione con l'anima umana dà a colui che la prova
un senso di grandezza e di allargamento interiore, la
convinzione di partecipare in qualche modo alla natura divina.
Nelle tradizioni religiose e nelle dottrine spirituali d'ogni
tempo se ne possono trovare numerose attestazioni e conferme,
espresse non di rado in forma assai audace.
Nella Bibbia troviamo la frase esplicita e recisa: «Non sapete
che siete Dei? " E sant'Agostino dice: "Quando l'anima ama
qualcosa, diventa a essa simile; se ama le cose terrene, diventa
terrena; ma se ama Dio (si potrebbe chiedere) diventa essa Dio?"
L'espressione più estrema della identità di natura fra lo
spirito umano nella sua pura e reale essenza e lo Spirito
Supremo è contenuta nell'insegnamento centrale della filosofia
Vedanta: Tat twam asi (Tu sei Quello) e Aham evam param Brahman
(In verità io sono il Supremo Brahman).
Comunque si voglia concepire questo rapporto fra lo spirito
individuale e quello universale, sia che lo si consideri come
un'identità 0 come una somiglianza, una partecipazione, una
unione, bisogna riconoscere in modo ben chiaro, e tener sempre
presente in teoria e in pratica, la grande differenza che esiste
fra lo spirito individuale nella sua natura essenziale - quello
che è stato chiamato il 'fondo' o il «centro' o Tapice'
dell'anima, l'Io superiore, il Sé reale - e la piccola
personalità ordinaria, il piccolo io di cui siamo abitualmente
consapevoli
|
Il non riconoscere tale distinzione porta a conseguenze assurde
e Pericolose.
Questo ci dà la chiave per comprendere lo
squilibrio mentale del malato di cui ho fatto cenno, e altre
forme meno estreme di autoesaltazione e di autogonfiatura.
L'errore funesto di tutti coloro che cadono in preda a tali
illusioni è quello di attribuire al proprio io personale non
rigenerato le qualità e i poteri dello Spirito. In termini
filosofici si tratta di una confusione fra realtà relativa e
Realtà assoluta, fra il piano personale e quello metafisico. Da
questa interpretazione di certe idee di grandezza si possono
trarre anche utili norme curative. Essa ci mostra come il
cercare di dimostrare al malato che egli ha torto, che le sue
idee sono dei tutto assurde o il deriderle, non serve a nulla;
anzi non fa che inasprirlo.
Invece è opportuno riconoscere con
lui l'elemento di vero che c'è nelle sue affermazioni e poi
cercar pazientemente di fargli comprendere la distinzione
suaccennata.
In altri casi l'improvvisa illuminazione interna prodotta dal
risveglio dell'anima determina invece un'esaltazione emotiva,
che si esprime in modo clamoroso e disordinato: con grida,
pianto, canti e agitazioni motorie varie.
Coloro poi che sono di tipo attivo, dinamico, combattivo,
possono venir spinti dall'eccitazione del risveglio ad assumere
la parte del profeta o del riformatore, formando movimenti e
sette caratterizzati da un eccessivo fanatismo e proselitismo.
In certe anime nobili, ma troppo rigide ed eccessive, la
rivelazione dell'elemento trascendente e divino del proprio
spirito suscita un'esigenza di adeguazione completa e immediata
a quella perfezione.
Ma in realtà tale adeguazione non può
essere semmai che il termine di una lunga e graduale opera di
trasformazione e di rigenerazione della personalità; quindi
quell'esigenza non può che esser vana e provocare reazioni di
depressione e di disperazione autodistruttive.
In alcune persone, a ciò predisposte, il 'risveglio' si
accompagna con manifestazioni psichiche paranormali di vario
genere.
Esse hanno visioni, generalmente di esseri elevati o
angelici, oppure odono delle voci, o si sentono spinte a
scrivere automaticamente.
Il valore dei messaggi così ricevuti è
assai diverso da caso a caso; perciò occorre che essi vengano
sempre esaminati e vagliati obiettivamente, senza prevenzioni,
ma anche senza lasciarsi imporre dal modo con cui sono
pervenuti, né dalla presunta autorità di chi asserisca esserne
l'autore. E' opportuno diffidare soprattutto dei messaggi che
contengono ordini precisi e richiedono obbedienza cieca, e di
quelli che tendono a esaltare la personalità del ricevente. I
veri istruttori spirituali non usano mai tali metodi.
Prescindendo poi dall'autenticità e dal valore intrinseco di
quei messaggi, sta il fatto che essi sono pericolosi perché
possono facilmente turbare, anche in modo grave, l'equilibrio
emotivo e mentale.
|
| |
| III. Le reazioni che
seguono al risveglio spirituale. |
Queste reazioni si producono generalmente dopo un certo tempo.
Come abbiamo accennato, un risveglio spirituale armonico suscita
un senso di gioia, e una illuminazione della mente che fa
percepire il significato e lo scopo della vita, scaccia molti
dubbi, offre la soluzione di molti problemi e dà un senso di
sicurezza interiore.
A questo si accompagna un vivido senso
dell'unità, della bellezza, della santità della vita, e
dall'anima risvegliata s'effonde un'onda di amore verso le altre
anime e tutte le creature.
Invero non vi è nulla di più lieto e confortante dei contatto
con uno di questi 'risvegliati' che si trovi in un tal 'stato di
grazia'.
La sua personalità di prima, coi suoi angoli acuti e
coi suoi elementi sgradevoli, sembra sparita e una nuova
persona, simpatica e piena di simpatia, sorride a noi e al mondo
intero, tutta desiderosa di dar piacere, di rendersi utile, di
condividere con gli altri le sue nuove ricchezze spirituali di
cui non sa contenere in sé la sovrabbondanza.
Questo stato gioioso dura più o meno a lungo, ma è destinato a
cessare. La personalità ordinaria, coi suoi elementi inferiori,
era stata solo temporaneamente sopraffatta e addormentata, non
uccisa o trasformata.
Inoltre l'afflusso di luce e di amore
spirituale è ritmico e ciclico come tutto quanto avviene
nell'universo; esso quindi prima o poi diminuisce o cessa: il
flusso è seguito dal riflusso.
Questa esperienza interna è penosissima, e in alcuni casi
produce reazioni violente e seri disturbi. Le tendenze inferiori
si risvegliano e si riaffermano con forza rinnovata; tutti gli
scogli, i detriti, i rifiuti, che erano stati ricoperti
dall'alta marea, ricompaiono di nuovo.
La persona, la cui coscienza morale si è fatta, in seguito al
risveglio, più raffinata ed esigente, la cui sete di perfezione
è divenuta più intensa, si giudica con maggior severità, si
condanna con maggior rigore e può credere, erroneamente, di
esser caduta più in basso di prima. A ciò può essere indotta
anche dal fatto che talvolta certe tendenze e impulsi inferiori,
che erano rimasti latenti nell'inconscio, vengono risvegliati e
stimolati a una violenta opposizione dalle nuove alte
aspirazioni spirituali, che sono per essi una sfida e una
minaccia.
Talvolta la reazione va così oltre, che la persona giunge fino a
negare il valore e la realtà della propria recente esperienza
interiore. Dubbi e critiche sorgono nella sua mente ed essa è
tentata di considerare tutto ciò che è avvenuto come
un'illusione, una fantasia, una 'montatura sentimentale'. Essa
diviene amara e sarcastica; deride se stessa e gli altri e
vorrebbe rinnegare i propri ideali e le proprie aspirazioni
spirituali. Eppure, per quanto si sforzi di farlo, essa non può
ritornare nello stato di prima: ha avuto la visione e il fascino
della sua bellezza resta in lei, non può esser dimenticato. Essa
non può più adattarsi a viver soltanto la piccola vita comune;
una divina nostalgia la assilla e non le dà requie.
Talvolta la
reazione assume caratteri nettamente morbosi: insorgono accessi
di disperazione e tentazioni di suicidio.
La cura di tali reazioni eccessive consiste soprattutto
nell'impartire una chiara comprensione della loro natura e
nell'indicare qual è il solo modo nel quale si possono superare.
Si deve far capire a chi ne soffre che lo 'stato di grazia' non
poteva durare per sempre, che la reazione era naturale e
inevitabile.
È come se egli avesse fatto un volo superbo fin
presso alle vette illuminate dal sole, ammirando il vasto
paesaggio che si stende fino all'orizzonte; ma ogni volo prima o
poi deve finire: si viene riportati alla pianura, e si deve poi
ascendere lentamente, passo a passo, il ripido pendio che
conduce alla stabile conquista delle cime.
Il riconoscimento che
questa discesa o 'caduta' è un evento naturale, al quale tutti
siamo sottoposti, conforta e solleva il pellegrino e lo
incoraggia ad accingersi animosamente all'ascesa. |
| |
| IV. Le fasi del processo di trasmutazione. |
L'ascesa di cui abbiamo fatto cenno consiste in realtà nella
trasmutazione e rigenerazione della personalità.
Un procedimento
lungo e complesso, che è composto di fasi di purificazione
attiva per rimuovere gli ostacoli all'afflusso e all'azione
delle forze spirituali; fasi di sviluppo delle facoltà interiori
che erano rimaste latenti o troppo deboli; fasi nelle quali la
personalità deve restare ferma e docile, lasciandosi 'lavorare'
dallo Spirito e sopportando con coraggio e pazienza le
inevitabili sofferenze.
Un periodo pieno di cambiamenti, di
alternative fra luce e tenebra, fra gioia e dolore.
|
Le energie e l'attenzione di chi vi si trova sono spesso tanto
assorbite dal travaglio che gli riesce difficile far fronte alle
varie esigenze della sua vita personale.
Perciò chi l'osservi superficialmente e lo giudichi dal punto di
vista della normalità e dell'efficienza pratica, trova che è
peggiorato e vale meno di prima.
Perciò al suo travaglio
interiore si aggiungono spesso giudizi incomprensivi e ingiusti
da parte di persone di famiglia, di amici e anche di medici, e
non gli vengono risparmiate osservazioni pungenti sui 'bei
risultati' delle aspirazioni e degli ideali spirituali, che lo
rendono debole e inefficiente nella vita pratica.
Questi giudizi
riescono spesso assai penosi a chi ne è oggetto, che può
talvolta venirne turbato e cadere in preda ai dubbi e allo
scoraggiamento.
|
Pure questa è una delle prove che devono essere superate.
Essa
insegna a vincere la sensibilità personale, ad acquistare
indipendenza di giudizio e fermezza di condotta.
Perciò tale
prova dovrebbe venir accolta senza ribellione, anzi con
serenità. D'altra parte se coloro che circondano la persona
sottoposta alla prova comprendono il suo stato, possono esserle
di grande aiuto ed evitarle molti contrasti e sofferenze non
necessarie.
In realtà si tratta di un periodo di transizione: un uscire da
un vecchio stadio senza aver raggiunto il nuovo. t una
condizione simile a quella del verme che sta subendo il processo
di trasformazione che lo farà diventare un'alata farfalla: esso
deve passare per lo stato di crisalide, che è una condizione di
disintegrazione e impotenza.
Ma all'uomo in generale non viene elargito il privilegio che ha
il verme di svolgere quella trasmutazione protetto e raccolto in
un bozzolo.
|
Egli deve, soprattutto oggi, restare al suo posto nella vita e
continuare ad assolvere quanto meglio può i propri doveri
famigliari, professionali e sociali, come se non stesse
avvenendo nulla in lui. L'arduo problema che deve risolvere è
simile a quello degli ingegneri inglesi, che dovettero
trasformare e ampliare una grande stazione ferroviaria di
Londra, senza interrompere il traffico neppur per un'ora.
Non dobbiamo certo meravigliarci se un'opera così complessa e
faticosa è talvolta causa di disturbi nervosi e psichici, ad
esempio esaurimento nervoso, insonnia, depressione,
irritabilità, irrequietezza.
E questi disturbi, dato il forte
influsso della psiche sul corpo, possono a foro volta facilmente
produrre svariati sintomi fisici.
|
Nel curare tali casi occorre comprenderne la vera causa, e
aiutare il malato con una sapiente e opportuna azione
psicoterapica, poiché le cure fisiche e medicamentose possono
aiutare ad attenuare i sintomi e i disturbi fisici, ma
evidentemente non possono agire sulle cause psico-spirituali del
male.
Talvolta i disturbi sono prodotti o aggravati dagli eccessivi
sforzi personali che fa l'aspirante alla vita spirituale per
forzare il proprio sviluppo interno, sforzi che producono una
repressione anziché la trasformazione degli elementi inferiori,
e una estrema intensificazione della lotta, con una
corrispondente eccessiva tensione nervosa e psichica.
Questi
aspiranti troppo impetuosi devono rendersi conto che la parte
essenziale dei lavoro di rigenerazione è fatta dallo spirito e
dalle sue energie, e che quando essi hanno cercato di attirare
quelle energie col loro fervore, le loro meditazioni, il loro
retto atteggiamento interno, quando hanno cercato di eliminare
tutto quello che può ostacolare l'azione dello spirito, devono
attendere con pazienza e con fede che quell'azione si svolga
spontaneamente nella loro anima.
|
Una difficoltà diversa in un certo senso opposta, deve essere
superata nei periodi nei quali l'afflusso di forza spirituale è
ampio e abbondante. Quella forza preziosa può venir facilmente
sperperata in effervescenza emotiva e in attività febbrili ed
eccessive.
In altri casi invece essa è tenuta troppo a freno,
non viene sufficientemente tradotta in vita e utilizzata, di
modo che si accumula sempre più e con la sua forte tensione può
produrre disturbi e logorii interiori, come una corrente
elettrica troppo forte può fondere le valvole e anche produrre
dei corti circuiti.
Occorre quindi apprendere a regolare opportunamente e
saggiamente il flusso delle energie spirituali, evitandone la
dispersione, ma usandole attivamente in nobili e feconde opere
interne ed esterne.
|
| |
| V. La 'notte oscura dell'anima'. |
Quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge
il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta
un'intensa sofferenza e un'oscurità interiore che è stata
chiamata dai mistici cristiani 'notte oscura dell'anima' 1 suoi
caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata
'psicosi depressiva' o melanconia.
Tali caratteri sono: uno
stato emotivo d'intensa depressione, che può giungere fino alla
disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte
tendenza all'autocritica e all'autocondanna, che in alcuni casi
giunge fino alla convinzione di esser perduti o dannati; un
senso penoso di impotenza mentale; l'indebolimento della volontà
e dell'auto-dominio; un disgusto e una grande difficoltà ad
agire.
Alcuni di questi sintomi possono presentarsi in forma meno
intensa anche negli stadi precedenti, ma allora non si tratta
della vera 'notte oscura dell'anìma'.
Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le
apparenze, uno stato patologico; essa ha cause spirituali e un
grande valore spirituale (Vedi san Giovanni della Croce, La
notte oscura dell'anima e E. Underhill. .Mysticism - New York,
1961).
A questa, che è stata anche chiamata la 'crocefissione mistica'
o morte mistica', segue la gloriosa resurrezione spirituale che
pone fine a ogni sofferenza e a ogni disturbo, dei quali è
sovrabbondante compenso, e che costituisce la pienezza della
salute spirituale.
Il tema da noi scelto ci ha obbligati a occuparci quasi
esclusivamente dei lati più penosi e anormali dello sviluppo
interiore, ma non vorremmo certo dar l'impressione che coloro
che seguono la via dell'ascesa spirituale siano colpiti da
disturbi nervosi più facilmente degli uomini ordinari.
|
L
opportuno perciò mettere bene in chiaro i punti seguenti:
1) In molti casi lo sviluppo spirituale si svolge in un modo più
graduale e armonico di quello che è stato descritto, di guisa
che le difficoltà vengono superate e i diversi stadi passati
senza reazioni nervose e fisiche.
2) 1 disturbi nervosi e mentali degli uomini e delle donne
'ordinari' sono spesso più gravi, più difficili a sopportare e a
curare di quelli prodotti da cause spirituali. 1 disturbi degli
uomini ordinari sono spesso prodotti da conflitti violenti fra
le passioni, o fra gli impulsi inconsci e la personalità
cosciente; o dalla ribellione contro condizioni o contro persone
che sono in contrasto coi loro desideri e le loro esigenze
egoistiche.
Noti di rado è più difficile curarli, perché gli
aspetti superiori sono troppo deboli. e vi è poco a cui fare
appello per indurli a fare i sacrifici necessari e a
sottomettersi alla disciplina occorrente per produrre gli
assestamenti l'armonia che possono render loro la salute.
3) Le sofferenze e i disturbi di coloro che percorrono la via
spirituale, per quanto possano talora essere gravi, sono in
realtà solo reazioni temporanee e per così dire le scorie di un
processo organico di crescita e di rigenerazione interna. Perciò
essi spariscono spesso spontaneamente quando la crisi che li
aveva prodotti si risolve, o cedono più facilmente a una cura
adatta.
4) Le sofferenze prodotte dalle basse maree e dai riflussi
dell'onda spirituale sono ampiamente compensate dalle fasi di
afflusso e di elevazione, e dalla fede nel grande scopo e
nell'alta mèta dell'avventura interiore. |
Questa visione di gloria costituisce un , ispirazione potente,
un conforto infallibile, una sorgente inesauribile di forza e di
coraggio. Noi dovremmo quindi rievocare tale visione nel modo
più vivido e il più spesso possibile, e uno dei più grandi
benefici che possiamo arrecare a chi è tormentato da crisi e
conflitti spirituali è di fare altrettanto.
Cerchiamo di immaginare vividamente la gloria e la beatitudine
dell'anima vittoriosa e liberata che partecipa coscientemente
alla saggezza, alla potenza, all'amore della Vita Divina.
Immaginiamo con visione ancor più larga la gloria del Regno di
Dio realizzato sulla terra, la visione di una umanità redenta,
dell'intera creazione rigenerata e manifestante con gioia le
perfezioni di Dio.
Sono visioni di tal genere che hanno reso capaci i grandi
mistici e santi di sopportare sorridendo i loro tormenti
interiori e il loro martirio fisico, che hanno fatto dire a san
Francesco: "Tanto è il bene che m'aspetto che ogni pena mi è
diletto!".
Ma ora dobbiamo scendere da queste altezze e ritornare un
istante nella valle ove le anime sono in travaglio.
Considerando la questione dal punto di vista più strettamente
medico e psicologico, occorre rendersi ben conto che - come
abbiamo accennato - mentre i disturbi che accompagnano le varie
crisi dello sviluppo spirituale appaiono a un primo esame molto
simili, e talvolta identici, a quelli dei malati ordinari in
realtà le loro cause e il loro significato sono molto
differenti, anzi in un certo senso opposti; quindi la cura deve
essere corrispondentemente diversa.
I sintomi neuro-psichici dei
malati ordinari hanno generalmente un carattere regressivo. |
Quei malati non sono stati capaci di compiere i necessari
assestamenti interni ed esterni che fari parte del normale
sviluppo della personalità. Per esempio, essi non sono riusciti
a liberarsi dall'attaccamento emotivo ai genitori e restano
quindi in uno stato di dipendenza infantile da essi o da chi,
anche simbolicamente, li sostituisce.
Talvolta invece la loro incapacità o cattiva volontà a far
fronte alle esigenze e alle difficoltà della normale vita
familiare e sociale fari sì che essi, anche senza rendersene
conto, cerchino rifugio in una malattia che li sottragga a
quegli obblighi. In altri casi si tratta di un trauma emotivo:
per esempio una delusione o una perdita che essi non sanno
accettare e a cui reagiscono con una malattia.
In tutti questi casi si tratta di un conflitto fra la
personalità cosciente e gli elementi inferiori che spesso
operano nell'inconscio. con la parziale vittoria di questi
ultimi.
Invece i mali prodotti dal travaglio dello sviluppo spirituale
hanno un carattere nettamente progressivo. Essi dipendono dallo
sforzo. di crescere, da una spinta verso l'alto; essi sono il
risultato di conflitti e squilibri temporanei fra la personalità
cosciente e le energie spirituali che irrompono dall'alto. |
Da tutto ciò risulta evidente che la cura per i due tipi di
malattie deve essere molto diversa.
Per il primo gruppo il compito terapeutico consiste nell'aiutare
il inalato a raggiungere il livello dell'uomo 'normale',
eliminando le repressioni e le inibizioni, le paure e gli
attaccamenti, aiutandolo a passare dal suo eccessivo
egocentrismo, dalle sue false valutazioni, dalle sue concezioni
deformate della realtà a una visione oggettiva e razionale della
vita, all'accettazione dei suoi doveri e obblighi e a un giusto
apprezzamento dei diritti degli altri.
Gli elementi non ben
sviluppati, non coordinati e contrastanti, devono venir
armonizzati e integrati in una psico-sintesi personale.
Per i malati del secondo gruppo il compito curativo è invece
quello di produrre un assestamento armonico, favorendo
l'assimilazione e l'integrazione delle nuove energie spirituali
con gli elementi normali preesistenti, cioè di compiere una
psico-sintesi trans-personale intorno a un più alto centro
interno. |
E' chiaro quindi che la cura adatta per i malati del primo
gruppo è insufficiente, anzi può essere anche dannosa, per un
malato del secondo. Le sue difficoltà aumentano, anziché
diminuire, se egli è nelle mani di un medico che non comprenda
il suo travaglio, che ignori o neghi le possibilità dello
sviluppo spirituale.
Tale medico può svalutare o deridere le
aspirazioni spirituali del malato, considerandole come vane
fantasie o interpretandole in modo materialistico.
Così il
malato può venir da lui indotto a ritener di far bene cercando
di indurire il guscio della propria personalità e rifiutandosi
di dare ascolto agli insistenti appelli della sua anima.
Ma
questo può solo aggravare il suo stato, render più aspra la
lotta, ritardare la soluzione.
Invece un medico che percorra egli pure la via spirituale, o che
almeno abbia una chiara comprensione e un giusto apprezzamento
della realtà e delle conquiste spirituali, può essere di grande
aiuto a un malato di quel genere.
Se, come spesso è il caso, questi è ancora allo stadio
dell'insoddisfazione, dell'irrequietezza e delle inconsce
aspirazioni; se egli ha perduto ogni interesse per la vita
ordinaria ma non ha ancora avuto un lume della Realtà Superiore;
se egli cerca sollievo in direzioni sbagliate ed erra per vicoli
ciechi, allora la rivelazione della vera causa del suo male e un
aiuto efficace a trovare la vera soluzione possono facilitare e
accelerare molto il risveglio dell'anima, che costituisce di per
se stesso la parte principale della cura |
Quando una persona si trova al secondo stadio, quello nel quale
si bea nella luce dello spirito e fa gioiosi voli verso le
altezze supercoscienti, si può farle molto bene spiegandole la
vera natura e funzione di quelle sue esperienze, preavvisandola
che esse sono necessariamente temporanee e descrivendole le
ulteriori vicissitudini del pellegrinaggio.
Così quella persona
è preparata quando sopraggiunge la reazione, e le viene in tal
modo risparmiata quella parte non piccola di sofferenza,
prodotta dalla sorpresa della 'caduta' e dai dubbi e dagli
scoraggiamenti che ne conseguono.
Quando un tal preavviso non è stato dato e la cura viene
iniziata durante la reazione depressiva, il malato può essere
molto sollevato e aiutato dall'assicurazione, avvalorata da
esempi, che si tratta di uno stato temporaneo dal quale uscirà
sicuramente.
Nel quarto stadio, quello degli 'incidenti dell'ascesa', che è
il più lungo e multiforme, l'opera di chi aiuta e
corrispondentemente più complessa. I suoi aspetti principali
sono: |
1) Chiarire a colui che soffre il significato di quanto sta
avvenendo in lui e indicargli il giusto atteggiamento da
prendere;
2) Insegnargli come si può dominare le tendenze inferiori senza
però reprimerle nell'inconscio;
3) Insegnargli, ed aiutarlo, a trasmutare e sublimare le proprie
energie psichiche;
4) Aiutarlo a sostenere e far buon uso delle energie spirituali
che affluiscono nella sua coscienza;
5) Guidarlo, e cooperare con lui, nel lavoro di ricostruzione
della sua personalità, di psico-sintesi. |
Nello stadio della 'notte oscura dell'anima' è assai difficile
prestare aiuto, perché chi vi si trova è avvolto in una nube
così densa, è tanto immerso nella sua sofferenza che la luce
dello spirito non giunge alla sua coscienza.
L'unico modo di
dare forza e sostegno è il ripetere instancabilmente
l'assicurazione che si tratta di una esperienza transitoria e
non di uno stato permanente, come tende a credere chi vi si
trova - ed è ciò che più gli dà disperazione. t bene inoltre
assicurargli con energia che il suo tormento, per quanto
terribile, ha un si grande valore spirituale e gli sarà
apportatore di tanto bene che dopo arriverà a benedirlo; così
egli viene aiutato a sopportarlo e ad accettarlo con calma,
rassegnazione e con forte pazienza. |
Riteniamo opportuno accennare che queste cure psicologiche e
spirituali non escludono l'uso sussidiario di mezzi fisici, che
possono alleviare i sintomi e concorrere al buon esito della
cura.
Tali sussidi saranno soprattutto quelli che coadiuvano
all'opera sanatrice della natura, come un'alimentazione
igienica, esercizi di rilasciamento, contatto con gli elementi
naturali, un ritmo adatto delle varie attività fisiche e
psichiche.
In alcuni casi la cura è resa più complicata dal fatto che vi è
nel malato un misto di sintomi progressivi e di sintomi
regressivi.
Si tratta di casi di sviluppo interiore irregolare e
disarmonico.
Queste persone possono raggiungere alti livelli
spirituali con una parte della loro personalità, ma essere
d'altro lato schiave di attaccamenti infantili o sotto il
dominio di 'complessi' inconsci.
Si potrebbe anzi dire che, con
un'analisi accurata, nella maggioranza di coloro che percorrono
la via spirituale si trovano - come, si noti, in quasi tutti i
così detti 'normali' - dei resti più o meno grandi di
limitazioni di quel genere. |
Resta però il fatto che, nella grande maggioranza dei casi, vi è
una netta prevalenza o dei sintomi regressivi o di quelli
progressivi.
Ma la possibilità che sintomi di entrambi i gruppi si trovino
frammisti nello stesso malato deve esser sempre tenuta presente,
e occorre che ogni disturbo venga accuratamente studiato e
interpretato, per accertarne la vera causa e trovarne quindi la
cura adatta.
Da tutto quanto abbiamo detto risulta chiaro che per curare in
modo efficace e soddisfacente i disturbi nervosi e psichici che
accompagnano lo sviluppo spirituale, occorre una duplice serie
di conoscenze e di pratica: quella dei medico esperto di
malattie nervose e di psicoterapia, e quella dei serio studioso
o del pellegrino sulle vie dello Spirito.
Questa duplice competenza si trova attualmente di rado
associata; ma dato il rapido crescere dei numero delle persone
bisognose di simili cure, tutti coloro che siano in grado di
farlo dovrebbero accingersi risolutamente a prepararsi per
quell'opera di bene.
Tali cure poi sarebbero rese più facili se si potesse anche
formare e assistenti opportunamente preparati, sì da saper
cooperare intelligentemente. |
Infine sarebbe molto utile che il pubblico in generale fosse
informato dei fatti principali riguardanti le connessioni fra
disturbi neuropsichici e crisi interiori, in modo che i
familiari possano facilitare il compito dei malato e quello del
medico, invece di complicarlo e ostacolarlo con l'ignoranza, i
pregiudizi, e anche l'opposizione attiva, come purtroppo avviene
assai spesso.
Quando questa triplice opera di preparazione sarà stata fatta
presso i medici, le infermiere e il pubblico, una grande somma
di sofferenze non necessarie verrà eliminata e molti pellegrini
potranno raggiungere con meno lungo e meno aspro travaglio
l'alta mèta che perseguono: l'unione con la Divina Realtà. |
| |
| tratto da: Roberto Assagioli - Lo Sviluppo
Transpersonal ( 1933 )
Edizioni Astrolabio |
| |
| |
| vedi anche biografia :
Roberto Assagioli di Paola Goivetti edizioni Mediterranee |
| |
|