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| ARCHETIPI, IMMAGINAZIONE MITCA E SOCIETA’ MODERNA di
Stanislav Grof, M.D. |
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| 1° PARTE |
Inizierò quest’articolo concernente l’importanza
dell’immaginazione mitica e della psicologia archetipica per la
società moderna, con una breve disamina sulla natura e la
funzione degli archetipi e su come il nostro approccio sia
mutato nel corso dei secoli, per poi approfondire più in
dettaglio le implicazioni del pensiero archetipico in numerose
discipline ed il ruolo rilevante ricoperto nel corso
dell’attuale crisi mondiale.
In conformità a quanto emerso dalla psicologia Junghiana, dalla
ricerca nel campo del flusso di coscienza e dall’analisi
accademica mitologica, gli archetipi sono principi eterni
cosmici primordiali che stanno alla base, ispirano e modellano
il tessuto del mondo materiale (Jung 1959).
La tendenza ad
interpretare il mondo sulla base dei principi archetipici
apparse, per la prima volta, nell’antica Grecia e fu una delle
più sensazionali novità introdotte dalla filosofia e dalla
cultura Greca.
Richard Tarnas ha sottolneato nel suo “The Passion
of the Western Mind”, intitolato “Psyche and Cosmos: Intimations
of a New World View” (Tarnas 1992), che gli archetipi si possono
osservare da molteplici prospettive:
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| 1. Nei poemi Omerici gli archetipi apparivano
personificati in figure mitologiche, divinità, quali Zeus, Poseidone,
Dioniso, Era, Afrodite o Ares, figlio di Era e Zeus. |
| 2. Nel pensiero filosofico di Platone, gli
archetipi appaiono descritti come puri principi metafisici, Idee
o Forme trascendenti in possesso di un loro stato esistenziale
indipendente, immerse in una realtà non accessibile agli
ordinari sensi dell’uomo. Secondo Platone, gli oggetti materiali
sono parte integrante della forma o struttura di queste Idee o
Forme universali, ma ben lontani dal loro livello di perfezione
(Platone 1961). |
3. In tempi recenti, C.G. Jung ha introdotto il
concetto di archetipo all’interno della psicologia moderna,
descrivendoli, in prima battuta, come principi psicologici.
L’esistenza
delle dimensioni invisibili della realtà è un concetto estraneo
alla scienza materialistica, sebbene esistano realmente in
natura e vi si possa accedere attraverso l’utilizzo di strumenti
in grado di ampliare il campo d’azione dei nostri sensi, quali i
microscopi, telescopi o sensori capaci di rilevare numerose
bande di radiazioni elettromagnetiche.
Inoltre, gli psichiatri utilizzano, sia a livello clinico che
accademico, uno schema concettuale molto ristretto e limitato
che racchiude la psiche umana all’interno delle esperienze
postnatali e dell’inconscio individuale Freudiano. |
Conseguentemente, esperienze di entità ed universi archetipici
non possono esser considerati, da un punto di vista ontologico,
alla stregua della realtà; ma piuttosto quale risultato della
fantasia umana o di patologie celebrali che richiedono
interventi medici sedativi.
Le moderne scienze materialistiche hanno così aderito a secolari
dispute filosofiche tra realisti e nominalisti, propendendo,
alla fine, decisamente per questi ultimi e tale dibattito ha
finito con il permeare sotto varie forme l’intero percorso del
nominalismo occidentale. |
I nominalisti consideravano gli archetipi come definizioni o
astrazioni provenienti dall’esperienza umana di oggetti e
situazioni concrete, pertanto al pari di derivazioni dalla
realtà materiale, mentre i realisti, di contro, consideravano
l’universo archetipico come reale dal punto di vista ontologico,
sebbene non accessibile ai sensi umani.
Fu l’attività clinica e l’opera filosofica di C.G. Jung a
cambiare radicalmente questo scenario.
L’analisi dei sogni e dei
loro effetti sui suoi pazienti effettuata da Jung, così come i
suoi studi sulla mitologia, l’arte , l’analisi comparativa delle
religioni e i rituali di vita delle culture indigene hanno
finito col produrre prove convincenti circa l’esistenza di un
inconscio collettivo e l’autenticità ontologica degli archetipi
atti a disciplinarlo (Jung 1959). |
Tuttavia il pensiero di Jung circa la natura e le funzioni degli
archetipi subì un profondo cambiamento nel corso della sua vita
poiché, agli inizi della sua attività, egli si limitava a
considerarli come fenomeni transindividuali ma essenzialmente
intrapsichici, strettamente legati all’attività celebrale ed
alla stregua degli istinti umani.
Fu l’osservazione di un fenomeno che Jung definì con il termine
sincronicità a modificare radicalmente il suo punto di vista
circa gli archetipi (Jung 1960). Egli rilevò che spesso, nel
corso della vita quotidiana, ci si imbatte in incredibili
coincidenze ben lungi dall’esser prossime a probabilità
razionali e che non avrebbero alcun motivo di realizzazione se
l’universo fosse regolato esclusivamente da una concatenazione
di cause ed effetti. |
A titolo d’esempio portò il lavoro del biologo austriaco
Kammerer e la storia del rarissimo sformato di prugne di
Flammarion. Inoltre, egli rilevò che, in molte di queste
coincidenze, circostanze intrapsichiche si intrecciano in
maniera molto eloquente con la realtà materiale, il che risulta
possibile solo nel caso in cui accettassimo il fatto che gli
archetipi sono principi organizzativi cosmici in grado di
influenzare sia la psiche umana che la realtà materiale.
Gli
studi comparativi di mitologia di Joseph Campbell si sono
rivelati di enorme utilità per lo studio degli archetipi di Jung
e rappresentano tutt’oggi un’importante integrazione e supporto
per le sue osservazioni cliniche. |
A tal proposito, risulta di particolare
interesse l’analisi interculturale di Campbell concernente il
tema archetipico del Viaggio dell’Eroe che egli definisce come “monomito” per la sua natura unica e di valenza
universale, che trascende qualsiasi confine di tempo e spazio (
storici e geografici ).
Inizialmente egli descrisse tale concetto nel 1947 nel suo
“L’Eroe dai Mille Volti” (Campbell 1968) ed in seguito dimostrò
come ciò si manifesti in numerose situazioni quali le crisi
d’iniziazione sciamaniche, le esperienze nel corso dei riti di
passaggio, i misteri di morte e rinascita ; e nelle psicosi. |
| Ulteriori conferme circa la validità ontologica degli archetipi
sono state riscontrate nel corso di terapie psichedeliche e di
potenti tecniche empiriche non basate sull’ utilizzo di sostanze
psichedeliche (Grof - 1985 e 2000 ). |
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| IMPLICAZIONI DI QUESTE NUOVE CONOSCENZE |
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| 1. Archetipi in Psichiatria, Psicologia e
Psicoterapia |
Alla luce di quanto osservato nel corso delle
terapie psichedeliche e delle sedute di respirazione olotropica, è
necessario ampliare sensibilmente la mappa della psiche
utilizzata dagli psichiatri e dagli psicologi in ambito
accademico, limitata all’esperienza postnatale ed all’inconscio
individuale Freudiano, dovendo, infatti, includere
anche il dominio peri-natale e transpersonale, in particolar
modo il concetto di inconscio collettivo e le dinamiche
archetipiche (Grof 1985, 2000).
Recenti studi sulla coscienza
hanno evidenziato come nel corso di stati di coscienza alterati
è possibile venire a contatto con archetipi, acquisendo nuove
informazioni sulle mitologie del mondo fino a quel momento
sconosciute al soggetto sperimentatore (Jung riporta l’esempio
di un suo paziente affetto da una forma di psicosi cronica – un
sole che crea il vento con il movimento del suo pene, come nel
Mitraismo). |
A titolo illustrativo, riporto qui di seguito una delle numerose
circostanze nelle quali è stato possibile verificare
l’autenticità di tali informazioni.Ad esserne coinvolto fu uno
dei miei pazienti a Praga, affetto da una forma di depressione e
da una patologica paura della morte (tanatofobia).
Nel corso di una delle sue sessioni psichedeliche, egli
sperimentò una poderosa sequenza di morte e rinascita
psicospirituale, al culmine della quale apparse minacciosa la
visione dell’ingresso del mondo sotterraneo presidiato da una
terrificante divinità con le sembianze di un maiale. |
Improvvisamente egli sentì l’impellente
necessità di disegnare una particolare trama geometrica e mi
chiese di fornirgli dei fogli di carta ed alcuni strumenti da
disegno e, dopo aver disegnato una serie di complessi modelli
astratti, scoppiò in pianto e accartocciò in modo compulsivo i
suoi disegni ; avvilendosi profondamente perché non si sentiva
in grado di rappresentarli esattamente come gli apparivano.
All’epoca
era ancora in me predominante l’influenza della formazione
Freudiana e cercai con tutto me stesso di individuare
nell’inconscio personale le ragioni di questo strano
comportamento utilizzando il metodo delle libere associazioni. |
Lavorammo molto in questa direzione, senza
però ottenere granché poiché, semplicemente, l’intera sequenza
sembrava non avere alcun senso, e quando il processo si spostò
in altre aree d’interesse; io finii con il non pensar più a tale
episodio che rimase per me assolutamente misterioso finché, dopo
molti anni, mi trasferii negli Stati Uniti.
Nel corso della mia permanenza ad Esalen, Joseph Campbell
organizzò là numerosi workshop, prese parte come ospite a molti
dei nostri seminari della durata di circa un mese ed era solito
venire a casa nostra a metà della settimana perché insoddisfatto
del menu offerto ad Esalen che lui era solito definire “cibo per
conigli”.
Affrontammo così numerosi ed affascinanti dibattiti nel corso
dei quali condivisi con lui molteplici considerazioni circa le
inspiegabili esperienze archetipiche incontrate nel corso della
mia attività, ed in molte circostanze.
Joseph non ebbe alcuna
difficoltà nell’individuare la fonte culturale di questi
simbolismi. |
Nel corso di uno di questi dibattiti, mi tornò in
mente l’episodio descritto in precedenza e decisi di
condividerlo con lui. “Che esperienza affascinante!” disse
Joseph senza alcuna esitazione, “Si tratta chiaramente della
Madre cosmica della notte e della Morte, divinità Madre
Divoratrice dei Malekuliani della Nuova Guinea”, ed in seguito
proseguì raccontandomi che i Malekulans credevano che avrebbero
incontrato questa divinità nel corso della Morte.
Si trattava di una spaventosa divinità femminile con i
lineamenti di un maiale che, secondo la tradizione Malekuliana,
presidiava l’ingresso del mondo sotterraneo e proteggeva un
intricato labirinto sacro. |
I Malekuliani possedevano un elaborato
sistema di rituali che, riguardaval’allevamento e il sacrificio
dei loro maiali,questo rituale presiedeva al superamento dalla
dipendenza dalle Madri , in ultima battuta, dalla Divinità Madre
Divoratrice.
I Malekuliani spesero enormi quantità di tempo nell’esercitare
l’arte di disegnare labirinti, poiché tale maestria era ritenuta
essenziale per raggiungere il successo nel corso del viaggio
nell’Aldilà. |
| Joseph fu in grado di ricostruire, grazie
alle sue conoscenze lessicali, una buona parte del puzzle che
contraddistinse il corso di questa mia attività di ricerca;
l’unica questione su cui nemmeno lui fu in grado di far luce
riguardava il motivo per cui il mio paziente avesse dovuto
incontrare proprio questa divinità Malekuliana in quella specifica fase della terapia; ma
si può comprendere che il compito di approfondire il tema del
percorso post mortem possa essere una scelta più che opportuna
per qualcuno il cui sintomo principale è ” la paura della morte
“ |
| Tra le numerose sessioni psichedeliche in cui sono entrato in
contatto con il mondo archetipico , la più interessante l’ebbi
nel corso di una sessione con MDMA. |
Dopo circa 50 minuti
dall’inizio della sessione,“mi trovai di fronte a scene di
inimmaginabile distruzione con immagini di disastri naturali,
eruzioni vulcaniche, terremoti, collisioni di meteoriti,
tsunami, foreste in fiamme ed inondazioni associate ad
esplosioni atomiche, città in fiamme, crolli di grattacieli ed
orrori di guerra, ed a capo di quest’ondata di distruzione
totale c’erano quattro cavalieri dall’aspetto terrificante, il
che mi fece prender coscienza del fatto che mi trovavo di fronte
all’archetipo dell’Apocalisse.
Quest’esperienza coincise con la
fase del mio cammino spirituale in cui realizzai l’illusorietà
del mondo materiale che stavo cominciando ad interpretare come
opera della Coscienza Cosmica, ciò che gli Hindu chiamano Lila. |
| Nella parte conclusiva di questa seduta, vidi un enorme
palcoscenico vivacemente illuminato, situato in qualche luogo
oltre il tempo e lo spazio, con uno splendido sipario decorato
da complesse trame che parevano contenere l’intera storia del
mondo. Intuitivamente presi coscienza del fatto che mi trovavo
di fronte al Teatro della Rappresentazione Cosmica, i cui
protagonisti sono le forze che modellano la storia umana, ed
iniziai ad ammirare una magnifica parata di misteriose entità
che, dopo essersi presentate, si allontanavano lentamente. |
Capii che ciò che vedevo di fronte a me erano
i principi universali personificati, archetipi, che attraverso
complesse interazioni creano l’illusione di un mondo
straordinario, l’opera che gli Hindu appellano, per l’appunto,
con il nome di Lila.
Si trattava di esseri “mutanti” che
racchiudevano in se stessi numerose identità, molteplici
funzioni e diverse rappresentazioni. |
Nell’osservarli, essi mutavano le loro forme
in compenetrazioni olografiche molto complesse, diventando allo
stesso tempo individui e molteplicità, tanto da instillare in me
la convinzione che presentassero numerose sfaccettature, livelli
ed accezioni diverse, senza però essere in grado di
approfondirne alcuno in particolare.
Ciascuna di queste
rappresentazioni pareva rappresentare simultaneamente l’essenza
delle loro funzioni, così come la concreta manifestazione del
principio espresso.
C’erano Maya, figura immateriale magica, simbolo dell’illusione
terrena, Anima, personificazione della femminilità eterna, il
Guerriero, simbolo della guerra e della violenza dalle sembianze
marziane, gli Amanti, rappresentazione di tutte le prose ed i
romanzi sentimentali dall’inizio dei tempi, la nobile
raffigurazione del Governatore o Imperatore, il solitario
Eremita, l’allegro e sfuggente Giocoliere, e molti altri ancora. |
Ad ogni loro passaggio sul palcoscenico, si
inchinavano a me in attesa dei miei apprezzamenti per la loro
perfomance stellare nella rappresentazione divina dell’universo.
L’attività svolta nell’ambito degli stati alterati di coscienza
(più precisamente quella categoria da me denominata olotropica)
ha evidenziato, oltre ogni ragionevole dubbio, che le esperienze
archetipiche non sono il frutto casuale di una sconosciuta
patologia celebrale (dai sintomi di “psicosi endogene”), bensì
creazioni dell’anima mundi che affiorano nella coscienza
individuale (Grof 2000). |
| Tali esperienze hanno anche messo in
evidenza l’esistenza nel nostro inconscio di un ambito prenatale
in cui esperienze fetali si fondono in maniera del tutto
straordinaria con elementi archetipici, dando luogo a profonde
implicazioni teoriche e pratiche nel campo della psichiatria,
della psicologia e della psicoterapia: |
a. Gli archetipi svolgono
un ruolo fondamentale nella nascita di sintomi emozionali e
psicosomatici facenti parte di un sistema dinamico a più strati
contenente informazioni biografiche, prenatali e trascendentali
(sistemi COEX).
Dall’altra parte gli archetipi possono anche rivestire un ruolo
fondamentale per quanto concerne la guarigione e la
trasformazione (l’emersione del profondo essere e l’integrazione
di un archetipo demoniaco). |
| b. Tale concetto è strettamente
legato all’intelligenza interiore curativa della psiche
(processo d’individuazione di Jung) ed alla forza terapeutica
delle entità archetipiche o energia cosmica che le antiche
culture indigene consideravano divina (Apollo nell’incubazione
del Tempio Greco, le divinità delle religioni sincretistiche del
Centro e Sud America, i loa nella religione voodoo, gli orisha
nelle religioni Umbanda e Santeria, il pneum degli Gnostici, il
prana dello Yoga Kundalini, lo ntum dei Boscimani Kalahariani,
il mana dei Polinesiani, e così via..) . |
| c. La scoperta della realtà ontologica
del mondo archetipale e dell’intelligenza
interiore curativa mette in risalto il concetto di “emergenza
spirituale” (intesa come emergere nella coscienza di esperienze
personali e transpersonali) in maniera alternativa rispetto
all’interpretazione della medicina tradizionale che la considera
come “psicosi endogena” derivante da disturbi della mente di
natura patologica. |
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| 2. Il Ruolo degli Archetipi nella Scienza |
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a. Gli archetipi svolgono un ruolo di grande
rilievo nella nascita e nelle scoperte delle teorie
scientifiche.
Come evidenziato da Phillipp Frank nella sua opera Filosofia della Scienza (1957),
la fonte di un assioma di base di una teoria o di una scoperta
scientifica è spesso un principio archetipico.
Nella storia
delle idee scientifiche più rivoluzionarie spesso si riscontra
che sussistevano già da tempo elementi in grado di giustificarle
o supportarle.
A titolo d’esempio si possono ricordare il
filosofo greco Anassimandro con la sua teoria pre-evoluzionaria
secondo cui tutte le forme di vita hanno avuto origine negli
oceani, Democrito e Leucippo con la loro teoria atomica
della materia, Copernico e Keplero che si ispirarono
all’archetipo solare, Friedrich Kekule che si ispirò alla
visione di Uroboro per scoprire la struttura esagonale del
benzene, l’interesse di Einstein verso la teoria unificata, e
via discorrendo.
b. Vi è, inoltre, una crescente consapevolezza
circa l’importanza di elementi archetipici in molteplici
discipline scientifiche: l’interesse di Goethe verso la
metamorfosi delle piante, quello di Gregory Bateson verso “la
trama di connessione” in natura e verso la teoria
dell’evoluzione, il concetto di campo morfogenetico di Sheldrake,
la teoria delle strutture dissipative di Ilya Prigogine, la
teoria del caos, e tante altre. |
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| 3. Gli Archetipi, la Religione e la
Spiritualità |
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La scoperta di come l’universo archetipico
sia ontologicamente reale, legittima la visione ultraterrena del
mondo, la ricerca spirituale e l’attività religiosa che richiama
esperienze dirette.
Inoltre, permette di distinguere le religioni che si fondano
sulla fede, con i loro dogmi, rituali, moralismi ed ambizioni
terrene, dalle autentiche forme di spiritualità che si possono
ritrovare nelle derivazioni religiose di natura mistica e
monastica, o nei gruppi che enfatizzano la pratica spirituale e
l’esperienza diretta.
La spiritualità si basa sulle esperienze dirette di aspetti e
dimensioni della realtà non-ordinaria e ciò non richiede né un
particolare luogo né una persona ufficialmente deputata a
mediare con il divino. |
I mistici non necessitano né di chiese né di
templi ed il contesto in cui vengono in contatto con le
dimensioni sacre della realtà, inclusa la loro stessa divinità,
sono i loro corpi e la natura, ed invece di affiancare persone
in qualità di preti, formano gruppi di persone mosse dallo
stesso fine che possono essere guidate al più da una persona in
possesso di una certa esperienza derivante dal suo essere più
avanti degl’altri nel percorso di ricerca interiore.
Un’altra importante distinzione da
tenere a mente è quella che intercorre tra idolatria e
misticismo; secondo Joseph Campbell (ed in seguito Karlfried
Graf Durckheim) “una divinità (nel senso archtipico) per esser
tale dev’essere trasparente al trascendente;”, deve tendere
all’Assoluto, ma non dev’essere confusa con esso. |
Considerare l’archetipo una figura non trasparente ed adorarlo
come se fosse supremo risulta esser idolatria e sfuma in una
religione che unisce all’interno del suo raggio d’azione ma
divide il mondo in gruppi rivali tra loro, Cristiani/pagani,
Musulmani/infedeli, Ebrei/gentili.
L’accettazione del mondo
archetipico come realtà ontologica avvalora i rituali ed i
modelli di vita spirituali delle culture pre-industriali, quali
lo sciamanesimo, i riti di passaggio, i misteri della morte e
della rinascita, e le grandi religioni così come le filosofie
spirituali occidentali ed orientali, e tra tutti sono i riti di
passaggio a giocare il ruolo più importante per la società
moderna. |
| Secondo gli studiosi, quali Margaret Mead e Mircea Eliade, il
fatto che la civiltà industrializzata abbia perso questi
preziosi riti di passaggio ha contribuito in maniera
significativa alla nascita dei mali della società moderna, quali
la promiscuità sessuale, l’abuso di sostanze stupefacenti e la
violenza, in particolar modo tra le generazioni più giovani. |
| Nel
1973 Margaret Mead e Catherine Bateson organizzarono una piccola
conferenza a Burg Wartenstein in Austria il cui titolo era
“Rituale, Riconciliazione nel cambiamento”, e parecchi anni fa
Christina partecipò ad una conferenza organizzata da un
legislatore dello stato di New York incentrata sullo steso
argomento,"l’ importanza dei riti di passaggio e l’opportunità
di recuperarli" nel corso della quale i partecipanti
disquisirono sulla possibilità di unire esperienze quali
sostenere corsi di sopravvivenza, camminare sul fuoco ed
effettuare esercizi di respirazione olotropica (dal momento che
tutti i riti di passaggio indigeni prevedono stati di coscienza
alterati). |
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| continua..... 2° parte clicca sopra |
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