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2° Parte Amore e Psiche |
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Psiche è messa in guardia dal suo sposo.
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Quella notte stessa lo sposo disse alla sua Psiche; - infatti,
benché invisibile lei poteva udirlo è toccarlo come un marito in
carne e ossa - ‘Psiche, mia dolcissima e amata sposa, il destino
crudele ti minaccia di un terribile pericolo, per cui ti prego
dì essere molto prudente.
Le tue sorelle, angosciate dalla notizia della tua morte si sono
messe sulle tue tracce e presto verranno a questa rupe; se tu
sentissi i loro lamenti, per carità non rispondere, non farti
vedere, perché a me daresti un grande dolore ma per te sarebbe
addirittura la fine.’
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Assentì Psiche e promise che avrebbe fatto come il suo sposo diceva ma
quando egli con la notte si dileguò, per tutto il giorno la
poverina non fece che struggersi in lacrime: ‘Allora son proprio
morta’ si ripeteva tra i lamenti ‘prigioniera in questo carcere
d’oro, senza poter corrispondere con esseri umani, senza nemmeno
poter consolare le mie sorelle che mi piangono morta, senza
neppure poterle vedere.
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E quel giorno non fece il bagno, non toccò cibo, non si concesse
alcun ristoro. A sera il sonno la vinse che ancora piangeva
disperata. |
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Psiche ottiene di rivedere le sorelle.
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Così quando il suo sposo, più presto del solito, le si distese
al fianco e stringendola fra le braccia sentì che piangeva:
‘Sono queste le disse le tue promesse, Psiche? Che cosa può
aspettarsi da te, che cosa può sperare un marito? Non fai altro
che piangere giorno e notte e non smetti di tormentarti neanche
quando sei fra le mie braccia.
Fa pure quello che vuoi, va pure dietro al tuo cuore e tieniti
il danno, ma quando comincerai a pentirtene, e sarà tardi,
ricordati che io ti avevo seriamente avvertito.’ "Ma ella con
mille preghiere, minacciando perfino che si sarebbe data la
morte, strappò al suo sposo il permesso di vedere le sorelle, di
consolare il loro dolore, di trattenersi un poco a parlare con
loro.
Ed egli cedette all’insistenza della giovane sposa e le concesse
perfino che donasse alle sorelle tutto l’oro e i gioielli che
credeva ma, nello stesso tempo, l’avvertì se veramente e con
parole ché le fecero paura, di non indagare, magari seguendo i
cattivi suggerimenti delle sorelle, sull’aspetto di lui, di non
cedere a una simile sacrilega curiosità, perché allora, da tanta
beatitudine sarebbe precipitata nella rovina più nera e non
avrebbe più goduto dei suoi amplessi.
"Ella ringraziò lo sposo e tutta contenta lo rassicurò che
avrebbe preferito cento volte morire piuttosto che non fare più
all’amore con lui, che lo amava ardentemente, chiunque fosse,
che le era caro come la vita e che lo preferiva perfino allo
stesso Cupido: ‘Ma ti prego ’ gli diceva tra i baci ‘concedimi
ancora questo: comanda al tuo servo Zefiro di portar qui le mie
sorelle al modo stesso che lo fui io’ e gli sussurrò mille dolci
paroline e si avvinghiò al suo corpo quasi a costringerlo,
continuandogli a ripetere fra le carezze: ‘Gioia mia, sposo mio
diletto, dolce anima della tua Psiche.’
"Suo malgrado lo sposo cedette alla forza e alla seduzione di
quei sussurri d’amore e promise che avrebbe fatto quello che lei
voleva; poi, appressandosi l’alba, si sciolse dagli amplessi
della sposa a svanì.
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La visita delle sorelle.
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Frattanto le sorelle, saputo il posto in cima alla montagna
dov’era stata abbandonata Psiche lo raggiunsero senza indugio e
qui cominciarono a piangere e a battersi il petto, tanto che
rocce e dirupi echeggiarono presto dei loro gemiti. "Poi si
misero a chiamare per nome la povera sorella finché Psiche, a
quei dolorosi lamenti che si spandevano tutt’intorno giù giù
fino a valle, trepidante e fuori di sé si precipitò dal palazzo
esclamando: "’Perché vi disperate? Voi mi piangete ed io sono
qui. Smettetela con i lamenti.
Asciugate le vostre guance troppo a lungo bagnate di lacrime
perché ormai potete abbracciare quella che piangevate morta.
Poi chiamò Zefiro, gli riferì il volere dello sposo e quello,
subito, ubbidiente al comando, lieve lieve con i suoi dolci
soffi le trasportò giù sane e salve. "Baci e abbracci a non
finire si scambiarono le tre sorelle e le lacrime a stento poco
prima represse tornarono a spuntare ma questa volta furono
lacrime di gioia.
Suvvia, entrate è rallegratevi, è questa la mia casa, bando alle
malinconie, ora che siete con la vostra Psiche.’ "E così dicendo
mostrò alle sorelle tutti i tesori di quel palazzo dorato e fece
sentire anche a loro le innumerevoli voci che la servivano. "Poi
le ristorò con un magnifico bagno e con un pranzo che fu tutto
una delizia, degno degli dei, tanto che dopo essersi rimpinzate
di ogni ben di dio le due sorelle cominciarono a covare in cuor
loro un senso di invidia.
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A un certo punto una delle due cominciò a far la curiosa e a
chiedere con insistenza chi fosse il padrone di tutte quelle
meraviglie, chi era suo marito e che aspetto avesse. "Ma Psiche
a nessun costo avrebbe tradito il giuramento fatto allo sposo e,
infatti, non svelò i suoi segreti. Là per là inventò che
era un bel giovane con il volto appena ombreggiato dalla prima
barba, sempre via a caccia per boschi e per monti, e, anzi, per
evitare che, continuando nel discorso ella potesse tradirsi e
dire cose che non doveva, chiamò Zefiro e dopo averle caricate
di gioielli, di gemme, di pietre preziose, le affidò a lui,
perché gliele portasse via. Il che fu subito eseguito. |
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Le sorelle di Psiche tramano il loro piano.
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Ma quello che non si dissero, rientrando a casa, le due
rispettabili sorelle, divorate com’erano dall’invidia e dalla
bile! "Una, alla fine, garrì: ‘Fortuna orba, crudele e malvagia.
Bel gusto il tuo a farci nascere dagli stessi genitori e poi
darci una sorte così diversa.
Noi che siamo le più grandi, facciamo le serve a dei mariti
stranieri e siamo costrette a vivere come delle esiliate,
lontano dalla nostra casa, dalla nostra patria, dai nostri
genitori; quella li invece, la più giovane l’ultimo parto di un
ventre ormai esausto, ha ricchezze a non finire e un dio per
marito e di tutta questa fortuna non sa nemmeno farne buon uso.
Ma hai visto, sorella, quanti e quali tesori in quella casa e
che splendide vesti e che luccichio di gioielli?Sembra di
camminare addirittura sull’oro, se poi ha anche un bel marito,
come lei dice, è proprio la donna più fortunata del mondo.
E non è detto poi che vivendo insieme e crescendo l’affetto, il
marito, che è un dio, non finisca per far diventare dea anche
lei.
Sta a vedere, perdio, che sarà proprio così: quel suo modo di
fare, quel suo comportamento, quella già si vede sul
piedistallo, ha per schiave delle voci, dà ordini ai venti, mi
sa che nella donna c’è già la dea. "Guarda me, invece,
disgraziata che sono: m’è capitato un marito più vecchio di mio
padre, per giunta più calvo di una zucca, più timido d’un
ragazzino e che tiene tutta la casa sotto chiave e catena.
Ed io,fece di rimando l’altra ‘che mi devo sopportare un marito
tutto rattrappito e sciancato dai reumatismi e che in fatto
d’amore, quindi, mi fa fare lunghe astinenze.
Devo sempre fargli le frizioni alle dita, contorte e indurite
come pietre, irritarmi queste mie mani così delicate tra
medicine puzzolenti, luride ben de e schifosi cataplasmi; altro
che la moglie premurosa, l’infermiera mi son ridotta a fare.
Tu, sorella, lasciatelo dire francamente, mi sembra che sopporti
tutto questo con troppa pazienza, se non addirittura con la
rassegnazione di una serva; io invece non so rassegnarmi
all’idea che una fortuna di quel genere sia dovuta capitare a
una che non ne è degna.
Prova a ricordarti con quanta superbia e arroganza ci ha
trattate e come si vantava davanti a noi e come si compiaceva
dentro di sé.
"In fondo in fondo, poi, che cosa ci ha dato? Poche
scarabattole, se si pensa a tutti i tesori che possiede, e a
malincuore per giunta; poi su due piedi si è liberata della
nostra presenza e a soffi e a fischi ci ha fatto portar via. Ma
quant’è vero che sono una donna e che sono viva, io quella la
tirerò giù da tutta la sua fortuna. Perciò se anche tu, come
dovresti, ti senti bruciare da quest’affronto, vediamo in due di
tirar fuori qualche progettino efficace.
Per prima cosa silenzio con tutti, genitori compresi, per quanto
riguarda i doni che ci siamo portati via; anzi dobbiamo dire di
non aver saputo nulla di lei se sia ancora viva o meno.: già
troppo quello che abbiamo visto noi e che non avremmo voluto
vedere, che non è proprio il caso di andare a rivelare ai
quattro venti o anche soltanto ai nostri genitori le sue
fortune. "Per fare, infatti, meno felice qualcuno è sufficiente
che nessuno conosca la sua fortuna.
Ora però torniamo dai nostri mariti, alle nostre case, povere
quanto vuoi ma ospitali.
Ci penseremo su con tutta calma e ponderazione e ritorneremo più
risolute e decise a punire tanta superbia.
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Questa malvagia risoluzione parve buona alle perfide sorelle
che, nascosti tutti quei doni così preziosi, cominciarono a
strapparsi le chiome, a graffiarsi il viso (se lo sarebbero
meritato) e a versare false lacrime. "Poi, gonfie di rabbia,
dopo aver rinnovato il dolore nei loro genitori sbigottiti, di
furia, fecero ritorno alle loro case per macchinare un inganno
scellerato, anzi un vero e proprio delitto nei riguardi della
sorella innocente. |
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Nuovi avvertimenti a Psiche.
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Intanto il misterioso sposo ripeteva a Psiche i soliti
avvertimenti nei suoi colloqui notturni: Ma non vedi quale
pericolo ti sovrasta? La sventura, per ora, ti minaccia da
lontano ma se tu non prendi tutte le precauzioni essa presto ti
piomberà addosso .
Quelle perfide bagasce stanno architettando contro di te una
trappola infame, come quella di persuaderti innanzitutto a
scoprire il mio aspetto e tu sai, invece, perché te l’ho
ripetuto più volte, che se mi vedi poi non potrai più vedermi.
Quindi se quelle perfide streghe torneranno da te con cattive
intenzioni, e senz’altro torneranno, lo so, non parlare con loro
e se questo per il tuo carattere semplice e i1 tuo buon cuore
proprio non ti sarà possibile, almeno non ascoltare e non dire
una parola che riguardi tuo marito. "’Presto non saremo più in
due perché questo tuo grembo, fino a ieri ancora di bambina,
porta già in sé, per noi, una creatura: un dio se tu saprai
custodire il nostro segreto, un essere mortale se, invece, lo
violerai.’
"A quella notizia Psiche s’illuminò di gioia; il consolante
pensiero di una prole divina la rallegrava, era orgogliosa del
futuro rampollo ed esultava della sua nuova dignità di madre.
"Ansiosa contava i giorni che si succedevano, i mesi che
passavano e nella sua innocenza si stupiva di quello strano peso
e di quel ventre che, per una piccola trafittura, le era tanto
cresciuto.
Ma intanto quei flagelli, quelle orribili Furie, gonfie di
veleno come vipere, avevano rotto gli indugi e, preso il mare,
rapide si appressavano spinte dalla loro stessa malvagità. "E
allora quello sposo sempre fuggente, ancora una volta ammonì la
sua Psiche: "È venuto il giorno supremo, il momento decisivo: un
nemico del tuo sesso, del tuo stesso sangue, ha preso le armi,
ha levato il campo, muove contro di te, dando fiato alle trombe.
Sono le tue sciagurate sorelle che hanno impugnato la spada e
cercano la tua gola. Ohimè, mia dolce Psiche quali grandi
sventure ci sovrastano."Abbi pietà di te, di noi e con il tuo
scrupoloso silenzio salva dall’imminente rovina la casa, lo
sposo, te stessa, questo nostro piccino. Evita di vederle, di
ascoltarle quelle femmine scellerate, che non puoi più chiamare
sorelle dopo che ti hanno dichiarato odio mortale e hanno
calpestato i vincoli del sangue, quando compariranno su quella
rupe e come sirene faranno echeggiare le rocce dei loro funesti
richiami.’
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Ma Psiche con parole soffocate dai singhiozzi: ‘Da tempo, credo,
hai avuto le prove della mia fedeltà e della mia discrezione;
tuttavia voglio nuovamente di mostrarti la fermezza del mio
animo. |
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Soltanto devi ancora una volta dire al nostro Zefiro che
obbedisca ai miei ordini e, in cambio del tuo aspetto divino che
mi nascondi, lasciare almeno che io riveda le mie sorelle.
Suvvia, ti prego, per questi tuoi capelli profumati e fluenti,
per queste tue guance morbide e lisce come le mie, per questo
tuo petto che spande non so quale ardore, oh possa un giorno
riconoscere almeno nel bimbo il tuo aspetto; ti supplico con le
preghiere più ardenti, più umili, lascia ch’io riabbracci le mie
sorelle, fa contenta la tua Psiche che ti è fedele e ti ama. |
Il tuo volto io non lo voglio più conoscere, la notte per
me non ha più ombre: ho te e tu sei la mia luce.
Stregato da queste parole e dalle carezze lascive lo sposo,
asciugandole le lacrime con i capelli, promise che l’avrebbe
esaudita, poi rapido si dileguò prima che sorgesse il nuovo
giorno. |
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Psiche è ingannata e vinta dalle sorelle.
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Le due sorelle, unite nella congiura, senza neppure far visita
ai genitori, lasciata la nave, si diressero di filato verso la
rupe e non aspettarono nemmeno che il vento si sollevasse a
raccoglierle ma con folle temerarietà si precipitarono giù
dall’alto.
"Ma Zefiro che ricordava l’ordine del suo signore, sebbene
malvolentieri, le raccolse nel grembo del suo soffio e le depose
al suolo.
Psiche, ma tu non sei più la bimba di prima, eccoti già madre.
Ed esse senza indugiare, a passi veloci, entrarono nella casa di
Psiche, abbracciarono la loro vittima, sorelle soltanto di nome,
la blandirono, nascondendo dietro il sorriso tutta la perfidia
che covavano in cuore.
Pensa chissà quale tesoro tu ci porti in questo tuo piccolo
grembo. Che gioia darai a tutta la nostra famiglia. Come saremo
felici di allevare questo bimbo d’oro. Se poi, com’è naturale,
somiglierà in bellezza a sua madre e a suo padre, oh, allora,
vedremo nascere proprio un nuovo Cupido.’ "Così simulando
affetto, a poco a poco si cattivarono l’animo della sorella la
quale premurosamente le fece sedere perché si riposassero del
viaggio, le ristorò con un bel bagno caldo, le intrattenne nel
triclinio lasciando che si servissero loro piacere di quelle sue
pietanze squisite e raffinate.
Ordinò poi che la cetra suonasse e subito s’udì un arpeggio,
comandò che i flauti suonassero e così fu, che si cantasse in
coro e un coro cantò: non si vedeva nessuno ma queste soavi
melodie accarezzavano l’animo di chi le ascoltava.
"Eppure la malvagità di quelle femmine scellerate non si quietò
nemmeno alla dolcezza di quel canto, anzi avviando il discorso
in direzione della trappola già predisposta, facendo finta di
nulla, cominciarono a chiedere a Psiche com’era quel suo marito,
dov’era nato e da quale famiglia discendesse.
E quella, ingenua com’era e non ricordando ciò che aveva detto
la volta prima, inventò una nuova storia, cioè che il suo sposo
era nativo della vicina provincia, che aveva un grosso giro di
affari, che era di mezza età e già con qualche capello bianco.
"Poi, senza indugiare troppo su questo discorso le colmò
nuovamente di ricchi doni e le affidò al vento perché le
riportasse via.
Ma quelle mentre tornavano a casa sollevate dal soffio
tranquillo di Zefiro, così cominciarono a discutere: ‘Che ne
pensi sorella, della grossolana menzogna di quella stupida?
L’altra volta era un giovanotto che aveva sì e no la barba, ora
è diventato un uomo maturo con i capelli già brizzolati.
Ma chi può essere uno che in così poco tempo diventa vecchio?
Sorella mia, c’è poco da capire: o quella svergognata ci
racconta un sacco di bugie o non sa nemmeno come è fatto suo
marito.
"Comunque, nell’un caso o nell’altro, l’importante è tirarla giù
da tutte le sue ricchezze.
Perché se non conosce l’aspetto del marito vuol dire che ha
sposato un dio e, dato che è incinta, un dio sarà anche il
bambino.
"Sta certa che se quella lì, non sia mai, passerà per la madre
di un fanciullo divino, io mi appenderò a una corda, e subito.
"Ma per adesso torniamo dai nostri genitori e prendendo lo
spunto da questo discorso, continuiamo a tessere inganni, quanto
più verosimili.’ "Così, divorate dall’ira, rivolsero appena un
saluto sgarbato ai genitori e, dopo una notte insonne, al
mattino, tornarono di furia alla rupe e di li si calarono giù
con l’aiuto del solito vento.
"Strofinandosi le palpebre riuscirono a strizzare qualche
lacrima e poi si rivolsero alla fanciulla con queste astute
parole: Beata te che te ne stai tranquilla, ignara di un fatto
terribile, incurante del pericolo che ti sovrasta, ma noi che
stiamo sveglie la notte, preoccupate del tuo caso, siamo
angosciate al pensiero delle tue sciagure. Abbiamo saputo,
infatti, con tutta certezza, e non possiamo nascondertelo dato
che abbiamo fatto nostre le tue sventure e il tuo dolore, che
chi viene a letto con te, di nascosto la notte, è un serpente
gigantesco, tutto viscide spire dal collo gonfio d’un sangue
velenoso e mortale e dalle fauci enormi spalancate.
"Ora, ricordati dell’oracolo che ti predisse che avresti sposato
un’orribile bestia.
Molti contadini, e quelli che vengono a caccia da queste parti,
e parecchi abitanti dei dintorni lo hanno visto all’imbrunire
tornare dalla pastura e nuotare nelle acque del fiume qui
vicino. "E tutti dicono che non ti colmerà per molto tempo di
tutte queste delizie ma che appena la tua gravidanza si sarà
compiuta ti divorerà insieme con il ricco frutto del tuo ventre.
"Stando così le cose tu devi decidere: o ascoltare le tue
sorelle così sollecite della tua vita e, scampando alla morte,
vivere con noi fuori di ogni pericolo, oppure finire nelle
viscere di un mostro orrendo. "Se poi ti piace questa solitudine
risonante di voci, se ti piace giacere con un fetido, furtivo e
pericoloso amante, accoppiarti con un velenoso serpente, noi le
tue buone sorelle, avremo almeno fatto il nostro dovere.
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La povera Psiche, ingenua e di cuor semplice com’era, a quelle
parole così terribili fu assalita dal terrore.
Come fuori di sé dimenticò gli avvertimenti dello sposo, tutte
le promesse fatte e precipitò se stessa nella rovina più nera.
"Tremante, sbiancata in volto livida, con un filo di voce,
balbettò parole rotte.
"Sorelle carissime, a fare quel che fate vi spinge il vostro
affetto verso di me ed è anche giusto che sia così, ma anche
quelli che vi han detto queste cose orribili, purtroppo, mi sa
che non se le sono inventate. |
In effetti io non ho mai visto in faccia il mio sposo, né so di
dove egli venga.
Di lui conosco soltanto la voce per qualche paroletta che mi
sussurra la notte e nient’altro, tranne che prima di giorno, è
già fuggito. |
Questo mi fa pensare che voi abbiate proprio ragione e che si
tratti di un mostro. "Sapete poi come si spaventa se io gli
chiedo di volerlo conoscere e di quali disastri mi minaccia se
gli dico che sono curiosa di sapere almeno com’è il suo volto.
"Perciò se voi volete effettivamente soccorrere questa vostra
sorella infelice, fatelo subito; qualsiasi indugio renderebbe
vano il beneficio che già mi avete recato con il vostro
tempestivo intervento.
"Allora quelle due scellerate ebbero via libera nell’animo ormai
indifeso della sorella e messa da parte la tattica sottile
dell’intrigo sconvolsero i trepidi pensieri dell’ingenua
fanciulla con le armi palesi della frode. |
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E così la seconda incalzò: ‘Poiché il vincolo di sangue che ci
lega ci induce, pur di salvarti, a non tener conto del pericolo,
noi ti indicheremo, dopo averci pensato e ripensato, l’unica via
che può portarti a salvamento. Prendi un rasoio molto affilato,
anzi rendilo più tagliente che puoi passandolo sul palmo della
mano e nascondilo bene nel letto, dalla parte dove ti corichi,
poi sotto una pentola ben chiusa poni una lucerna piena d’olio,
di quelle che fanno molta luce, e fa bene attenzione che nulla
si veda . |
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Quando lui strisciando sulle sue spire, come al solito, sarà
salito nel letto e vinto dal primo sonno comincerà ad avere il
respiro pesante, tu scivola giù dal letto e pian piano, scalza,
in punta di piedi, va a tirar fuori dal suo nascondiglio la
lucerna e alla sua luce scegli il momento opportuno per la tua
audace impresa, impugna senza esitazione quell’arma a due tagli,
alza in alto il braccio e con tutta la tua forza stacca al
terribile drago la testa dal collo. |
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Non ti mancherà il nostro aiuto perché appena tu l’avrai ucciso
e sarai salva, noi accorreremo prontamente e ti aiuteremo a
portar via in fretta tutte queste ricchezze e poi ti faremo
sposare secondo il tuo desiderio, ma con un uomo, dal momento
che sei una creatura umana. |
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Con queste parole di fuoco infiammarono l’animo della sorella
che già divampava, poi la lasciarono in asso temendo esse stesse
di restare più oltre sul luogo di tanto misfatto e fattesi
portare in alto fino alla rupe dal solito soffio di vento, via
di gran corsa fino alle navi per poi fuggire lontano. |
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Ma Psiche, rimasta sola, anche se sola non era perché tormentata
da Furie ostili, si sentiva turbata e sconvolta come un mare in
tempesta e benché risoluta e ferma nel suo proposito, benché già
sul punto di consumare il misfatto, provava una certa esitazione
e nella sua sventura era combattuta da sentimenti diversi. |
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Ora voleva affrettarsi, ora differiva l’azione, voleva osare e
aveva paura, disperava e a un tempo ardeva dalla collera,
insomma odiava la bestia e amava il marito che erano un essere
solo. "Tuttavia mentre scendevano le prime ombre della sera,
trepidante e in gran fretta ella dispose ogni cosa per il
delitto. ‘Venne la notte e giunse anche lo sposo che, dopo
essersi un po’ cimentato in qualche schermaglia amorosa, cadde
in un sonno profondo. |
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