 |
 |
|
1° parte |
|
Amore e Psiche - L .Apuleio |
|
In Greco Psiche significa "Anima" e questa favola racconta i
pericoli e le prove in cui incorre l'Anima nella sua ricerca di
Amore
Le immagini primordiali dell'inconscio collettivo sono chiamati
archetipi: «originale» (arché) - esemplare » (tipos) modelli
funzionali innati nella psiche umana
La favola di Amore e Psiche è spesso utilizzate per
rappresentare;nel mito della cultura occidentale,il percorso
simbolico che Anima deve
compiere per giungere al matrimonio sacro con Animus .
Tutto il cammino di trasformazione di Psiche inizia per
Amore,per l’irresistibile desiderio di "conoscere" e
ricongiungersi ad Amore.
L'individuazione dell'uomo e della donna, ( se riandiamo nella
notte dei tempi al mito platonico dell'ermafrodita originario,
scisso in due sessi diversi,a causa della sua superbia e
arroganza; ) nasce dal bisogno di guarire quella ferita,dalla
accettazione della ferita di separazione dalla nostalgia per
l'assenza e il desiderio di ricongiungimento.
L'inconscio, per Jung, è costituito da principi,modelli
universali, impersonali, innati, ereditari che Lui chiama
archetipi.
|
|
Di questi i più importanti sono: il " sé " ( Figlio mediatore),
"l ombra " ( la parte istintiva e negata, disprezzata ),
"anima " (parte femminile) "
animus " ( parte maschile )," persona " (maschera,
funzione sociale)
Dice Jung: Nessun archetipo è riducibile a semplici formule.
L'archetipo è come un vaso che non si può svuotare né riempire
mai completamente.
|
|
Rappresenta in sostanza un contenuto inconscio che viene
modificato attraverso la presa di coscienza per il fatto di
essere riconosciuto, e ciò a seconda della consapevolezza
individuale nella quale si manifesta.
L'archetipo è una matrice che genera simboli, è la "condizione"
del simbolo,
La parola simbolo deriva dal greco sun-ballein che significa
mettere insieme, unire.
|
|
l linguaggio simbolico è un linguaggio
universale che permette di creare una connessione fra la
conoscenza interiore a quella esteriore.
|
|
Vi sono simboli creati dalla natura e simboli creati dall'uomo.
|
|
Il simbolo per definizione è ciò che unisce...sicché quello
dello studio dei simboli è un viaggio attraverso i secoli i
continenti le culture, l'arte, l'astrologia, le religioni ecc.
In questo mito il femminile entra in scena per descrivere il
"processo di individuazione".
L'individuazione biologica avviene al momento della nascita con
il taglio del cordone ombelicale.
|
|
Quella psicologica implica un percorso volontario esperienziale
di analisi ,riflessione, confronto, che nasce dal desiderio o
necessità di Anima.
L’individuazione viene definita da Jung come il processo di
differenziazione che ha come meta lo sviluppo della personalità
individuale; ed integrazione da parte dell'IO di contenuti
profondi fino a quel momento inconsci ;essa rappresenta quindi
lo sviluppo delle particolarità di un individuo, sulla base
della sua disposizione naturale e solo apparentemente
contrastante con e norme collettive.
|
|
Pur costituendo una “via individuale” che può deviare rispetto a
quella consueta, essa deve condurre ad uno spontaneo
riconoscimento delle norme collettive
|
|
L’individuazione rappresenta un processo di elevazione
spirituale: che porta ad un “ampliamento della coscienza” da un
lato e a una riduzione del Numinoso da parte della stessa. (
vedi Tipi Psicologici di C.G.Jung ) Modello della psiche secondo
Jung
|
|
|
|
1° Parte Amore e Psiche
|
|
La bellezza straordinaria di Psiche.
|
|
Erant in quadam civitate rex et regina
... ... .. .. ... ...
Un tempo, in una città, vivevano un re e una regina che avevano
tre bellissime figlie, le due più grandi, per quanto molto
belle, potevano essere degnamente celebrate con lodi umane, ma
la bellezza della più giovane era così straordinaria e così
incomparabile che qualsiasi parola umana si rivelava
insufficiente a descriverla e tanto meno a esaltarla.
Insomma sia quelli della città che i forestieri, attratti in
gran numero dalla fama di tanto prodigio, restavano attoniti
dinanzi a un simile miracolo di bellezza: portavano la mano
destra alle labbra, accostavano l’indice al pollice e la
adoravano con religioso rispetto come se fosse stata Venere in
persona.
|
|
Anzi nelle vicine città e nelle terre
confinanti si era sparsa la voce che la dea nata dai profondi
abissi del mare e allevata dalla spuma dei flutti, volendo
elargire la grazia della sua divina presenza, era discesa fra
gli uomini o anche che da un nuovo seme di stille celesti non il
mare ma la terra aveva sbocciato un’altra Venere, anch’essa
bellissima, nella sua grazia virginale.
|
|
Di giorno in giorno una simile
credenza si rafforzava sempre più e la voce cominciò a
diffondersi nelle isole vicine e poi più lontano in molte
regioni del continente. "Folle di pellegrini sempre più numerose
facevano lunghi viaggi, attraversavano mari profondi per vedere
quella straordinaria meraviglia del secolo.
|
|
Nessuno andava più a Pafo o a Cnido o
a Citera per visitare i santuari di Venere; alla dea non si
facevano più sacrifici, i suoi templi erano lasciati
nell’abbandono, i suoi sacri cuscini calpestati , le cerimonie
trascurate, le sue statue restavano disadorne, vuoti i suoi
altari e ingombri di cenere spenta.
|
Alla fanciulla si innalzavano
preghiere, e si placava il nume di una dea potente come Venere
adorando un volto umano.
Al mattino, quando la vergine usciva, a lei si apprestavano
vittime e banchetti invocando il nome di Venere assente e,
quando passava per via, il popolo le si affollava supplice
intorno con fiori e ghirlande. Questo eccessivo tributo di onori
divini a una fanciulla mortale suscitò lo sdegno violento della
Venere vera che, scuotendo fieramente il capo e malcelando la
collera, così cominciò a ragionare:
|
|
L'invidia della dea Venere e il ricorso a
Cupido.
|
|
Ecco che io, l’antica madre della
natura, l’origine prima degli elementi, la Venere che dà vita
all’intero universo, sono ridotta a dividere con una fanciulla
mortale gli onori dovuti alla mia maestà e a veder profanato
dalle miserie terrene il mio nome celebrato nei cieli.
Nessuna meraviglia, allora, se durante i riti espiatori dovrò
sopportare un culto equivoco, diviso a metà e se una fanciulla
che non potrà sfuggire alla morte ostenterà le mie sembianze.
A nulla è valso allora che quel pastore " la cui giustizia e
lealtà fu dallo stesso Giove riconosciuta, per la straordinaria
bellezza prescelse me fra dee tanto più illustri. ‘Ma non se li
godrà a lungo costei, chiunque sia, gli onori che mi usurpa: la
farò pentire io della sua bellezza che non le spetta.’
E là per là chiamò il suo alato figliuolo, quel cattivo soggetto
che, infischiandosene della pubblica morale, ha la pessima
abitudine di andarsene in giro armato di torce e di frecce, di
entrare di notte nelle case della gente e profanare i letti
nuziali insomma di provocare impunemente un sacco di guai, senza
far mai nulla di buono.
E sebbene fosse un briccone e sfacciato per natura, lei questa
volta con le sue parole lo incoraggiò e lo aizzò, lo condusse
fino a quella città, gli indicò Psiche - così si chiamava la
fanciulla - e gli raccontò gemendo e fremendo d’indignazione
tutta la storia della bellezza contesa.
|
|
"Ti prego " gli diceva ‘in nome
dell’affetto che mi porti, per le dolci ferite delle tue frecce,
per le soavi scottature delle tue torce, fa che tua madre abbia
piena vendetta, punisci senza pietà questa bellezza insolente.
Se tu vuoi puoi davvero farmelo questo piacere, soltanto questo:
che la ragazza si innamori pazzamente dell’ultimo degli uomini,
di quello che la sfortuna ha particolarmente colpito nella
posizione sociale, nel patrimonio, nella stessa salute, caduto
così in basso che sulla faccia della terra non se né trovi
nessuno come lui disgraziato.
|
|
La bellezza di Venere.
|
|
Così gli parlò stringendosi forte al
seno quel suo figliuolo e baciandoselo a lungo.
Poi si diresse alla spiaggia vicina, là dove batte l’onda, e
sfiorando con i rosei piedi le creste spumose dei fervidi
flutti, ristette alfine sulla calma superficie del mare; e il
mare le rese omaggio, a un suo cenno, com’ella desiderava, come
se tutto da tempo fosse già stato voluto: le danzarono intorno
le figlie di Nereo cantando in coro, e Portuno con l’ispida
barba azzurra e Solacia col grembo colmo di pesci e il piccolo
Palemone che cavalcava un delfino.
|
|
Qua e là fra le onde esultavano a
schiera i Tritoni,l uno soffiava dolcemente nella conchiglia
sonora, un altro con un velo di seta faceva schermo all’ardore
molesto del sole, un terzo sosteneva uno specchio dinanzi agli
occhi della dea, gli altri nuotavano a coppie aggiogati al suo
cocchio. "Un tal seguito scortava il viaggio di Venere verso
l’oceano.
|
|
La solitudine di Psiche e il vaticinio dell'oracolo.
|
|
Ma intanto Psiche, bellissima com’era,
non ricavava alcun frutto dalla sua grazia. Tutti la ammiravano,
la lodavano, e pure non un re, non un principe, nemmeno un
plebeo veniva a chiederla in sposa. Restavano lì a contemplare
quelle divine sembianze come si ammira una statua di suprema
fattura. "Un giorno le due sorelle più grandi, la cui bellezza,
modesta, era passata inosservata al gran pubblico, si
fidanzarono con principi del sangue e celebrarono nozze felici
mentre Psiche, rimasta vergine, sola nella vuota casa, piangeva
il suo triste abbandono e sofferente e intristita finì per
odiare la sua stessa bellezza che pure tutti ammiravano.
"E così l’infelice padre della sventurata fanciulla, temendo una
maledizione celeste e la collera degli dei, interrogò
l’antichissimo oracolo del dio Milesio e con preghiere e con
vittime chiese a questa potente divinità per la vergine negletta
nozze e marito.
|
|
E Apollo, benché greco e ionico, per
compiacere l’autore di questo romanzo, gli rispose in latino
così:
"Come a nozze di morte vesti la tua fanciulla ed esponila o re
su un’alta cima brulla non aspettarti un genero da umana stirpe
nato ma un feroce, terribile, malvagio drago alato che volando
per l’aria ogni cosa funesta e col ferro e col fuoco ogni essere
molesta. Giove stesso lo teme, tremano gli dei di lui, orrore ne
hanno i fiumi d’Averno e i regni bui.
|
|
Il re che un tempo era stato felice,
sentito il sacro responso, fece ritorno a casa coll’animo colmo
di tristezza e riferì alla moglie i comandi del funesto oracolo.
Per più giorni non fecero che piangere, gemere, lamentarsi.
|
|
L'esecuzione della divina sentenza.
|
|
Ma ormai era giunto il tempo di
adempiere a quanto aveva prescritto il crudele vaticinio e per
la sventurata fanciulla venne l’ora di prepararsi a quelle
funebri nozze. Già il lume delle fiaccole si oscurava di nera
fuliggine spegnendosi sotto la cenere, il suono del flauto
nuziale si mutava in una triste nenia lidia, il canto lieto
dell’imeneo in un lamento lugubre e la sposa novella si
asciugava le lacrime con il velo nuziale. Tutta la città si
dolse del triste destino che aveva colpito quella casa e in
segno di generale cordoglio fu decisa la sospensione di ogni
pubblica attività.
"Ormai alla povera Psiche non restava che obbedire al volere
celeste e sottomettersi al supplizio cui era stata destinata.
"Terminati nella più profonda tristezza tutti i solenni
preparativi di quel funesto matrimonio una gran folla di popolo
seguì le esequie di un vivo e Psiche in lacrime fu accompagnata
non a nozze ma al suo funerale.
"I poveri genitori colpiti da una sventura così grande,
esitavano a compiere un così orribile crimine ma era la stessa
figliola ad esortarli:
‘Perché’ diceva ‘volete angustiare ancor più la vostra infelice
vecchiaia? Perché affannate il vostro cuore, che è anche il mio,
in continui lamenti ? Perché sciupate con lacrime inutili quei
vostri visi adorati? Straziando i vostri occhi è come se
straziaste i miei.
E perché vi strappate i capelli, perché vi battete il petto, e
tu, madre, perché colpisci quel santo seno che mi nutrì? Ecco
per voi il premio della mia famosa, straordinaria bellezza.
L’invidia funesta ha inferto il colpo mortale e voi tardi lo
avete capito.
Quando folle intere, intere città mi tributavano onori divini e
tutti, a una voce, mi proclamavano la nuova Venere, oh, allora
avreste dovuto dolervi e piangere e indossare il lutto come se
fossi già morta.
Ne sono sicura, lo sento, la mia rovina è stata soltanto per
quel nome di Venere.
"Conducetemi dunque in cima alla rupe che la sorte mi ha
destinata e lasciatemi lì. Desidero ormai celebrare presto
queste nozze felici, voglio vederlo subito questo mio nobile
sposo. Perché indugiare, perché differire l’incontro con costui
che è nato per la rovina dell’intero universo ?’
"Così disse la vergine e poi tacque e con passo deciso s’avviò
tra la folla che la seguì in corteo. "Giunsero così alla rupe
destinata, su in alto, in cima a un monte a strapiombo, e lì
lasciarono la fanciulla, sola, lì lasciarono le fiaccole, spente
con le loro lacrime, con cui s’eran fatti lume e a capo chino
rientrarono alle loro case. "I poveri genitori, distrutti da
tanta sciagura, si chiusero nell’ombra più fitta delle loro
stanze votandosi a una notte senza fine.
|
|
"Psiche intanto, spaurita e tremante,
là in cima alla rupe, si struggeva in lacrime, quand’ecco
l’alito mite di Zefiro che mollemente spirava e in un vortice
lieve le ventilava le vesti, dolcemente la sollevò da terra e
sostenendola col suo soffio leggero, giù giù lungo il pendio del
monte, la depose nel cavo di una valle in grembo all’erbe e ai
fiori. |
|
Il palazzo incantato.
|
|
Lì "Psiche dolcemente adagiata su un
morbido prato, in un letto di rugiadosa erbetta sentì l’animo
suo liberarsi di tutta l’angoscia e placidamente s’addormentò.
"Dopo aver riposato abbastanza si levò più tranquilla e vide un
boschetto fitto di alberi alti e frondosi e una sorgente d’acque
cristalline e, proprio in mezzo al bosco, non lontana da quella
fonte, vide una reggia, costruita non dalla mano dell’uomo ma
per arte divina.
Fin dalla soglia ci si accorgeva subito che si trattava della
dimora splendida, fastosa di un dio. "Il soffitto a cassettoni
finemente intarsiati di cedro e d’avorio, era sostenuto da
colonne d’oro, le pareti tutte rivestite da bassorilievi
d’argento raffiguranti belve e altri animali nell’atto di
balzare su chi entrava. "Un uomo certamente straordinario, un
semidio forse, anzi un dio di sicuro, chi aveva, con un’arte
così magistrale, animato tutto quell’argento.
Anche i pavimenti di preziosi mosaici spiccavano per la varietà
delle composizioni. "Beati, oh, sì, veramente beati quelli che
avrebbero potuto camminare su quelle gemme e su quei gioielli.
"D’altronde, anche il resto della casa, in lungo e in largo. era
di valore inestimabile: i muri erano formati da blocchi d’oro e
brillavano di luce propria, così che quel palazzo risplendeva di
per sé anche senza la luce del sole, tanto sfolgoravano le
stanze, i porticati, le stesse porte.
|
|
"Tutte le altre cose erano
perfettamente intonate alla magnificenza regale di quella casa
sì che veramente sembrava che quel divino palazzo fosse stato
costruito per il sommo Giove come sua dimora terrena. |
|
Le voci misteriose
|
|
Attratta dall’incanto del luogo Psiche s’avanzò, poi fattasi
coraggio varcò la soglia e, presa dalla curiosità di quella
mirabile visione, si mise a osservare attentamente ogni cosa.
Vide così, in un’altra ala del palazzo, loggiati dalla linea
stupenda, pieni zeppi di tesori: c’era tutto quanto si potesse
desiderare e immaginare. "Ma la cosa più straordinaria, più
ancora di tutte quelle meraviglie, era che nessuna chiave,
nessun cancello, nessun custode difendeva quelle ricchezze.
"Mentre con sommo piacere ella contemplava tutto questo, sentì
una voce misteriosa che le disse:
Signora, perché stupisci di fronte a tanta ricchezza? Ciò che
vedi è tuo.
Entra in camera e lasciati andare sul letto e comanda per il
bagno, come ti piace.
|
|
Queste voci sono quelle delle tue ancelle, pronte a servirti, e
quando avrai terminato di prenderti cura della tua persona, non
dovrai attendere per un pranzo regale.’
|
|
"Psiche comprese che tutta quella grazia era un segno della
divina provvidenza e seguendo le indicazioni delle voci
misteriose prima con il sonno poi con un bagno si liberò della
stanchezza. "Fu allora che vide, poco discosta, una tavola
semicircolare già apparecchiata per il pranzo e pensando si
trattasse del suo, volentieri sedette. "All’istante, senza che
nessuno servisse, ma come spinti da un soffio, le vennero recati
vini pregiati, svariate pietanze.
|
Non riusciva a vedere nessuno, sentiva solo un rimbalzar di
parole é aveva per ancelle soltanto delle voci.
Dopo quel pranzo squisito un essere invisibile entrò e cominciò
a cantare e un altro ad accompagnarlo sulla cetra ma Psiche non
riuscì a vedere nemmeno questa; poi le giunse all’orecchio un
concerto di voci: si trattava di un coro, ma anche questa volta
la fanciulla non vide nessuno.
|
|
L'amante invisibile
|
|
Quando queste delizie cessarono, l’ora tarda invitò al sonno
Psiche. "Ma nel cuor della notte un rumore leggero le giunse
all’orecchio, Ella era sola col suo pudore di vergine e trasalì,
cominciò a tremare di paura, a temere l’ignoto che la circondava
più che un pericolo reale. Ma era il suo sposo invisibile
che veniva a lei che entrava nel suo letto e la possedeva, e che
prima dell’alba s’era già dileguato.
"Accorsero allora prontamente le voci che vigilavano nella
stanza e porsero alla novella sposa le loro cure per la violata
verginità.
"Questo si ripeté per molto tempo e come di solito accade
l’abitudine finì col rendere piacevole a Psiche questa sua nuova
esistenza e il suono di quelle voci misteriose col consolare la
sua solitudine. "Nel frattempo i suoi genitori invecchiavano in
un dolore e in un lutto inconsolabili. La fama di quanto era
accaduto s’era sparsa in lungo e in largo e anche le sorelle
maggiori erano venute a sapere ogni cosa. "Tristi e angosciate,
esse avevano lasciate le loro case e in fretta e furia erano
corse a consolare i loro genitori.
|
 |
|
© 2008 - 2010 -
http://www.olotropica.com
by katia soliani |
|